Paolo Maldini rompe il silenzio dopo l’addio alla Nazionale. In un’intervista al Corriere della Sera, l’ex difensore ha ricostruito la vicenda che lo ha portato a rinunciare all’incarico da direttore tecnico della Figc, spiegando i motivi della rottura con Malagò e raccontando i retroscena sui nomi degli allenatori.

«Non sono attaccato alla poltrona. Mi sento molto libero nelle mie scelte», ha dichiarato Maldini. «Grazie a Dio non ho necessità economiche. Quello che mi porta ad accettare i ruoli è la possibilità di eseguirli, di dare il mio contributo. Mi dispiace che questa cosa sia vista come arroganza o intransigenza. Ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo».

L’ex capitano del Milan ha rivelato che Malagò lo ha contattato per la prima volta a Pasqua, prospettandogli un ruolo di responsabilità: «C’è la possibilità che io diventi presidente della Figc; tu sei la persona che vorrei avere con me. Io gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l’ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, Malagò richiama: domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo. Rispondo: parliamone».

Secondo la ricostruzione, Malagò gli propose di diventare presidente del Club Italia, con l’obiettivo di rifondare il calcio italiano. Maldini coinvolse Leonardo, con cui condivide amicizia e principi, e insieme pensarono a un nuovo ruolo: la direzione tecnica. «La direzione tecnica non è mai stata nell’organigramma della Nazionale: l’allenatore faceva riferimento direttamente al presidente. Però non era giusto: l’allenatore ha bisogno di confrontarsi», ha spiegato.

Il nodo centrale riguarda la scelta del commissario tecnico. «Per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse», ha raccontato Maldini. Quando i patti furono rivisti, decise di rinunciare a firmare il contratto quadriennale che sarebbe partito dal primo agosto.

Il progetto prevedeva tre nomi: Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso, tutti campioni del mondo. «La nostra idea era legata alla tecnica. Al gioco offensivo. A un cambiamento. In Italia siamo rimasti indietro su tante cose. Volevamo che la formazione dei ragazzi fosse basata non sull’esasperazione tattica ma sulla tecnica, l’uno contro uno, la mentalità offensiva. E volevamo un allenatore giovane, che avesse avuto una storia in Nazionale», ha chiarito.

Tuttavia, Malagò comunicò che, in base agli accordi presi con i club per la sua elezione (tutti tranne la Lazio), non era possibile contattare allenatori di squadre di Serie A. Questo escludeva De Rossi e Grosso, lasciando solo Pirlo disponibile.

Un capitolo a parte riguarda Pep Guardiola. «È l’allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l’idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli», ha rivelato Maldini.

Sul presunto stipendio di 20 milioni chiesto da Guardiola, Maldini ha smentito categoricamente: «Assolutamente no. I soldi non sono mai stati un tema. Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto». Il rifiuto sarebbe arrivato per stanchezza, dopo dieci anni intensi in Premier League e un’operazione alla schiena.

Riguardo alle pressioni della Serie A per Antonio Conte, Maldini ha precisato: «Io ho parlato con Marotta, con Percassi, con altri presidenti e dirigenti, e nessuno mi ha fatto un nome. La Lega è stata corretta, mi ha anche garantito: se c’è da dare una mano sul piano economico, noi ci siamo. Ma un pochino mi conoscono. Se devo venire qua e due nomi sono già scelti, uno da Malagò e uno dalla Lega, che senso ha chiamarmi? Tante volte mi è stata assicurata l’autonomia. Che avessero un loro preferito, ci sta. Ma se chiedi collaborazione, e prevedi un progetto condiviso, poi devi condividerlo».