Accadde Oggi – 22 Maggio 2010: il giorno dei giorni. L’Inter conquista il triplete e scrive la storia

Una doppietta del Principe Milito permette alla squadra nerazzurra di conquistare la terza Champions League della sua storia, 45 anni dopo la Grande Inter di Helenio Herrera

di Pasquale Formisano, @Formigoal

Un principe, due goal, tre titoli.

Il grande countdown nerazzurro del 22 Maggio 2010 si può riassumere così, in una frase di poche parole, perché nessun libro, nessun poema, nessuna rima baciata e nessun endecasillabo potrebbero spiegare appieno le emozioni vissute dal popolo interista in quella giornata.

Un countdown lungo, lunghissimo, cominciato a San Siro nel 1945, quando una rete di Jair al Benfica permetteva all’Inter di Herrera di vincere la sua seconda Coppa Campioni consecutiva.

L’Inter di Helenio Herrera, ma soprattutto l’Inter di Moratti. Moratti padre, Angelo, che il figlio Massimo ha sempre idolatrato, che il figlio Massimo vuole a tutti i costi eguagliare.

Poi le due finali perse, prima con il Celtic Glasgow, nonostante il vantaggio iniziale siglato da Sandro Mazzola, e poi con l’Ajax, in Olanda, con un Cruijff troppo in forma per un giovanissimo Lele Oriali.

Già, Oriali. Lui c’era il giorno dell’ultima finale, 38 anni prima del 2010. E lui c’è anche adesso; si è fatto notare col suo temperamento in campagna acquisti, ha mostrato tutta la sua caratura caratteriale nell’arco di una stagione difficile e ha corso come un ragazzino sotto l’acqua degli idranti del Camp Nou, al termine della semifinale di ritorno.

Si sprecano i fili conduttori tra il passato e il presente: serve un portiere ai livelli di Sarti e l’Inter schiera Julio Cesar, serve un capitano che possa somigliare a Picchi, e in campo c’è Zanetti, recordman di presenze nella storia interista; serve una bandiera che faccia tornare alla mente Facchetti e arriva Esteban Cambiasso, che festeggerà sotto la curva proprio con la maglia numero 3 del gigante di Treviglio. Servono delle rocce che possano calcare le orme di Burgnich, Tagnin, Guarneri, Jair, Corso, e la squadra del 2010 sfoggia con orgoglio Maicon, Lucio, Samuel, Sneijder, Chivu, Eto’o, Pandev.

Poi serve un allenatore leggendario, qualcuno che possa quantomeno competere con lo spettro del mago Herrera, e quel ruolo lo riveste addirittura Josè Mourinho, lo Special One, che in quanto a sapienza tattica e modo di andare in scena non ha nulla da invidiare al grande condottiero della prima Inter morattiana.

Infine serve il filo conduttore per Mazzola. Sandro, figlio di Valentino, un principe iniziato del gioco, che nella prima finale di Coppa Campioni della sua vita mette a segno una doppietta al Real Madrid di Di Stefano. Per eguagliare uno come il “baffo” occorrerebbe un altro Principe e un’altra doppietta.

Nessun problema.

Perché nella magica notte del Santiago Bernabeu di Madrid c’è tutto, ogni ingrediente è al suo posto.

Diego Alberto Milito, che ha già deciso Coppa Italia e Campionato, ne mette dentro due, uno per tempo, con dei deliziosi tocchi di destro, letali per la difesa del Bayern Monaco, immensi per il popolo nerazzurro accorso in Spagna e a Piazza Duomo.

Sarebbe inutile mettersi a fare una mera cronaca del match, sarebbe inutile spiegare quel che successe dopo. Si può solo parlare di come un popolo si sia abbracciato felice, 45 anni dopo l’ultima volta.

 

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