Prima del fischio d’inizio di Inter-Fiorentina, Walter Zenga ha parlato ai microfoni di Sky Sport del momento nerazzurro, soffermandosi in particolare sulla coppia di esterni sinistri e sulla gestione del turnover da parte di Chivu.

Al centro del ragionamento c’è il rendimento di Carlos Augusto, schierato titolare al posto di Dimarco: «Non è facile trovare titolarità con Dimarco, ma lui ha avuto una grande crescita e sta avendo numeri che ci ricordano quelli di due anni fa, con ancora margini di miglioramento. Può giocare in due posizioni differenti e a seconda della difficoltà della partita puoi decidere dove impiegarlo».

Sull’assenza di Dimarco, Zenga ha offerto una lettura personale: «Se un giocatore sta bene come sta dimostrando Carlos Augusto, è giusto anche che Dimarco stia fuori. Non è stratosferico che un calciatore ogni tanto si fermi e riposi, perché magari può avere anche problemi personali, magari come il contratto da rifare. Tutte piccole cose che possono portare un giocatore ad avere una pausa nel suo rendimento. L’anno scorso ha fatto 18 assist».

L’ex portiere ha poi toccato il tema di Bastoni: «Questo permette con Carlos Augusto da quella parte lì Bastoni di giocare nel suo ruolo, perché da centrale non mi piace. Non voglio criticare Chivu su questo, per carità, ma lo preferisco a centro sinistra Alessandro».

Sul turnover in porta e la possibile titolarità di Provedel anche contro il Venezia, Zenga ha portato la propria esperienza diretta: «Se hai sessanta partite in un anno e il portiere ti si infortuna, hai il secondo che non ha mai giocato. È giusto fargli prendere confidenza con il campo. Anche se il campo di allenamento è uguale, quando entri in partita la porta ti sembra più grande: è una roba stranissima, ma è così. Ha fatto una bella partita con lo Shakhtar e quindi ci sta che arrivi Provedel in porta».

Sul reparto offensivo, il giudizio è stato netto: «Inter è l’unica squadra in Italia che ha attaccanti intercambiabili e non abbassa mai la qualità. Tiene tutti sotto stress, chiunque entri. Gli altri non hanno questa forza».

Chiusura dedicata a Mkhitaryan: «Parli di un professionista che si allena con grande attenzione. Non usa il calcio per vivere, ma vive per il calcio. Lo paragono, forse irrispettosamente, a Ronaldo, che a 41 anni continua a segnare e ad avere un fisico pazzesco. Sono giocatori da prendere ad esempio dai più giovani per capire quanto devi fare per poter allungare la carriera».