Ai microfoni di Radio Manà Manà Sport, il giornalista Riccardo Trevisani ha commentato la prestazione dell’Inter nella partita contro il Venezia, soffermandosi sia sull’andamento del match sia sugli episodi arbitrali.
Secondo Trevisani, la squadra nerazzurra ha mostrato evidenti segnali di stanchezza: «L’Inter ha giocato una partita non bella però ha avuto la forza, la capacità di soffrire, i campioni, tutte cose che le grandi squadre hanno, compresa la fortuna, e l’ha portata a casa». Il giornalista ha inserito questo calo in un contesto più ampio, paragonandolo a quanto visto con la Roma e il Milan, citando le sei partite disputate su nove in 29 giorni come fattore determinante.
Sul fronte arbitrale, Trevisani ha individuato almeno due episodi discutibili. Il fallo di Bisseck sull’avversario — con un contatto ripetuto su polpacci e caviglia — avrebbe meritato un calcio di rigore, così come il tocco di Carlos Augusto sull’azione che ha portato al gol dell’1-0 era, a suo parere, irregolare. Ha anche citato il possibile rigore su Sucic, giudicato però meno netto rispetto all’episodio Bisseck.
Il giornalista ha poi allargato la riflessione alla qualità degli arbitri italiani in generale, sostenendo che certi limiti tecnici non dipendono dal designatore: «Puoi mettere pure Guardiola a dirigere gli arbitri ma quelli che hanno le caratteristiche tecniche per essere i Sozza, i Colombo, i Doveri, non le avranno mai con nessun designatore». Sono sempre gli stessi nomi — Pairetto, Fabbri, Di Bello — a ricorrere nei casi controversi, ha sottolineato.
Trevisani ha però tenuto a precisare che gli errori di domenica non cambiano il giudizio sull’Inter: «Non è che l’Inter viene da una stagione di profumi arbitrali positivi». Ha ricordato episodi sfavorevoli ai nerazzurri in partite precedenti, come il mancato rigore su Thuram contro la Fiorentina e contro il Bologna, e un possibile fallo di mano di Lobotka in Inter–Napoli. La conclusione è netta: l’Inter resta una squadra di livello superiore rispetto a qualsiasi episodio arbitrale, favorevole o contrario che sia.