Secondo Il Giornale, la crisi dell’Inter affonda le radici in qualcosa di più profondo della sconfitta nel derby. Il quotidiano sottolinea come, rispetto a un anno fa, i nerazzurri abbiano qualche punto in più in classifica — 25 contro 21 — ma qualcosa in meno sul piano del gioco e dell’identità. Il problema, scrive il giornale, è che nemmeno Chivu sembra sapere con certezza cosa manchi alla squadra.

La situazione si fa urgente: domani l’Inter scende in campo sul campo del Feyenoord, dove una sconfitta ridurrebbe i playoff di Champions a unico obiettivo raggiungibile in Europa. Domenica, invece, non ci si può permettere di perdere contro il Como, che in caso di vittoria scavalcherebbe i nerazzurri in classifica.

Il Giornale smonta anche alcune letture post-derby. Parlare di approccio sbagliato «significa dire nulla», scrive il quotidiano, che punta il dito sulla scelta tattica di schierare una sola punta in assenza di Lautaro. L’opzione, secondo il giornale, sarebbe stata premeditata, anche perché Esposito non avrebbe versato in condizioni così critiche. C’era poi sempre Lavelli, centravanti di ruolo, che avrebbe permesso a Chivu di non stravolgere l’assetto di una squadra abituata da otto campionati consecutivi a giocare con il doppio attaccante.

Il giornale ricorda come le numerose rimonte stagionali — sei partite su dieci in campionato, otto su tredici in stagione — siano state esaltate come prove di forza, ma nascendo da situazioni di svantaggio rappresentino altrettanti segnali di malessere. Le dichiarazioni di Barella e Bastoni sulla fame da ritrovare «significano poco e niente», nell’analisi del giornalista Visnadi: il Milan ha vinto perché era meglio organizzato e ha giocato meglio.

La chiosa più significativa riguarda proprio Barella, che avrebbe lasciato intendere come il tarlo rossonero sia entrato nella testa dei giocatori nerazzurri. Ma, rileva Il Giornale, senza quella fortuna che di frequente sorride alle grandi squadre, l’Inter avrebbe già conosciuto passi falsi prima del derby.