Tredici gol subiti in dieci partite di campionato, sei in due gare di Champions League, tre soltanto nel derby contro il Milan: la difesa dell’Inter è diventata un problema strutturale, non un episodio isolato. Secondo la Gazzetta dello Sport, la retroguardia nerazzurra appare «trasformata, meno sicura, più semplice da perforare» rispetto alla stagione precedente, a fronte di un attacco che ha prodotto 31 reti in 13 partite.
Il quotidiano analizza le possibili cause e individua nell’aspetto psicologico il fattore principale. Il modulo è lo stesso dell’anno scorso, gli interpreti anche, le strategie pure. Eppure qualcosa è cambiato: «È difficile pensare che chi fino a pochi mesi fa aveva costruito il fortino dell’Inter oggi lavori per abbatterlo», scrive la Rosea. Il risultato, nei numeri, è netto: con la linea difensiva titolare — Bisseck, Akanji e Bastoni — in campo, la media di gol incassati raggiunge 2 a partita in 7 gare, con una media di 12 tiri concessi agli avversari e 3 grandi occasioni per sfida.
Il dato più sorprendente riguarda il confronto con le alternative. Inserendo elementi come Carlos Augusto, Stones o Pavard, il numero medio di reti segnate dagli avversari precipita da 2 a 0,83, gli expected goals sfavorevoli si riducono da 1,64 fino a 1,13, i tiri subiti passano da 12 a 10,8 mentre le grandi occasioni concesse scendono da 3 a 2,33. Le cosiddette seconde linee, in sostanza, producono dati difensivi migliori rispetto ai titolari.
Alla base di tutto, per la Gazzetta, c’è un problema di atteggiamento: «approcci alle partite troppo soft, disattenzioni, errori evitabili, una confidenza eccessiva». Lo stesso Chivu aveva chiesto, alla vigilia del derby, una squadra «più provinciale», vale a dire più aggressiva e feroce nel difendere. Dopo la sconfitta, il tecnico ha indicato la «fame» come elemento da ritrovare: «Siamo consapevoli che delle volte ci specchiamo un po’ nel passato, dobbiamo ritrovare un po’ di fame e cattiveria quando certe cose si danno per scontate, bisogna trovare attenzione e consistenza».
C’è anche una componente numerica legata agli organici. Gli infortuni di Stones e Pavard hanno ridotto le rotazioni, e i due hanno accumulato appena 397 minuti in due in tredici partite. A questo si aggiunge l’assenza di Acerbi e De Vrij, partiti in estate a scadenza di contratto con rispettivamente 26 e 17 presenze nell’ultima stagione, più il rendimento al di sotto delle aspettative di Akanji, rientrato affaticato dopo un Mondiale da protagonista con la Svizzera. Il quadro che emerge, conclude la Rosea, è quello di «infortuni, uomini contati, poche alternative e difficoltà psicologiche».