Non bastano gli alibi delle assenze per spiegare la prestazione dell’Inter nel derby di Halloween. Sul piano tattico e su quello dell’atteggiamento, la squadra di Chivu ha mostrato lacune difficili da giustificare soltanto con le defezioni.

L’allenatore ha scelto una formazione rivoluzionata per far fronte alle emergenze: oltre agli infortunati di lungo corso, mancava Provedel e figuravano con riserva Pio Esposito e Bonny, alle prese con una sindrome influenzale nei giorni precedenti alla partita. La soluzione con Sucic e Diouf a ridosso dell’unica punta Thuram non ha funzionato: il centravanti nerazzurro è rimasto isolato di fronte alla difesa di Amorim, senza ricevere supporto.

Il problema principale, però, è stato l’approccio. Per l’ennesima volta l’Inter ha subito due gol nella fase iniziale del match, e stavolta non è riuscita a rimontare. Il dato sui gol concessi nei primi dieci minuti è eloquente: i nerazzurri condividono con il Monza il poco invidiabile primato di cinque reti incassate in quella fascia temporale. Nel momento in cui sembrava possibile riaprire i conti, dopo la rete di Bastoni, è arrivata la punizione di Moreira favorita da un errore di Barella.

La prima sconfitta in campionato non è giunta del tutto inattesa. Già tre giorni prima, a Venezia, erano emersi segnali preoccupanti, rimasti in ombra grazie a un risultato positivo. Il calendario fitto e le rotazioni ridotte pesano sulle energie fisiche e mentali, ma non spiegano da soli il calo vistoso registrato contro il Milan allo Stadio Giuseppe Meazza.

Ciò che emerge dalla serata porta a riflettere su un tema più profondo: quella che Marotta aveva già definito a inizio stagione come «sindrome da pancia piena» sembra essere tornata d’attualità nello spogliatoio nerazzurro, al di là di qualsiasi influenza stagionale.