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PASTORELLO LUKAKU

Pastorello ha confermato che Marotta e Ausilio non volevano vendere Lukaku

Pastorello ha confermato che Marotta e Ausilio non volevano vendere Lukaku

Confermata la versione circolata sin da subito

Lorenzo Della Savia

Federico Pastorello è agente e rappresentante di Romelu Lukaku, e - come tale - parla esclusivamente per conto del giocatore: ma nel suo comunicato di oggi, quello in cui ha messo in fila le proprie opinioni sul trasferimento dell'attaccante belga dall'Inter al Chelsea, la frase più rilevante riguarda la dirigenza dell'Inter. Ha scritto Pastorello: "L'ad Giuseppe Marotta, il ds Piero Ausilio (oltreché il tecnico Simone Inzaghi che si è adoperato in prima persona) hanno fatto tutto quanto fosse in loro potere per evitare questo trasferimento". Una frase seguita da quest'altra: "Ma ci sono circostanze che vanno oltre la loro sfera decisionale e dipendono dalle indicazioni della proprietà".

Quattro righe per confermare una versione che ha del lapalissiano, almeno sin da quando l'affare Lukaku ha cominciato a introdursi nella sua fase più calda, meno di una settimana fa: e cioè che a muoversi in via principale per favorire il trasferimento siano stati lo stesso Lukaku e la proprietà dell'Inter, e che gli uomini di punta del mercato nerazzurro - leggi Marotta e Ausilio - si siano trovati spiazzati di fronte agli accadimenti (o, in altre parole, di fronte alla necessità di dover vendere anche Lukaku dopo aver dichiarato che sarebbe partito solo Hakimi), non avendo altre alternative che adeguarvisi. Parole che, se non altro, servono a mettere tutto nero su bianco e a far sopravvivere la circostanza alla prova del tempo.

Quello citato rimane il passaggio più rilevante del comunicato di Pastorello, almeno per quel che ci riguarda: almeno per quello che riguarda, insomma, un sito che tenti di fare informazione sull'Inter e su chi ancora dell'Inter faccia parte, e un po' meno di chi se ne sia chiamato fuori. Il resto non è altro che la (legittima, beninteso) difesa delle ragioni - sportive, economiche, personali, professionali - che abbiano condotto Lukaku a lasciare i nerazzurri una settimana dopo aver dichiarato di essere pronto a difendere lo Scudetto, due anni dopo aver detto di sognare l'Inter sin da bambino e pochi giorni prima di andare a Londra a dichiarare di sognare il Chelsea sin da bambino.

Dopodiché, certo: Pastorello sostiene che l'aspetto economico abbia rappresentato solo un dettaglio e che Lukaku volesse anzitutto tornare a Londra per chiudere il cerchio col passato, e sin qui ci fidiamo. Pastorello, poi, sostiene che Lukaku non abbia manifestato segnali di disagio rispetto alla situazione all'Inter: e pure qui ci fidiamo, anche perché non è vero solo l'assunto per cui Lukaku abbia fatto la storia dell'Inter, ma anche quello per cui è l'Inter ad aver fatto, in parte, la storia di Lukaku. I segni di disagio - ci fossero stati - sarebbero stati ingiustificati, mentre sull'aspetto economico urge una precisazione: non si è trattato di una mera eventualità. Il discorso economico è stato centrale: ma lo è stato più per Suning, ritrovatasi per le mani l'offerta del Chelsea e sorpresasi nell'impossibilità di rifiutarla. L'offerta d'ingaggio fatta da Abramovich a Lukaku, al più, è stato un propellente dall'efficacia formidabile.

Va meno bene, Pastorello, quando prova a mettersi nei panni degli aficionados interisti, e - a proposito della cessione di Lukaku, dopo 60 gol in due anni, uno Scudetto vinto e altre varie ed eventuali - con invidiabile nonchalance chiede loro: "Non ci avreste messo subito la firma?". Non avreste messo subito la firma, cioè, a una cessione non programmata, a una settimana dall'inizio del campionato, a una cifra record ma di cui godrete circa la metà, tra commissioni sulla rivendita e premi ai vivai? Ecco, Pastorello, ce lo consenta: dell'affare Chelsea-Lukaku l'unica firma volontaria è stata quella del suo cliente.

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