A due settimane dall’inizio della stagione, l’Inter è rientrata dall’Australia con indicazioni incoraggianti. La squadra di Chivu ha mostrato segnali positivi durante la tournée estiva, tra conferme e scoperte. Dimarco si è confermato elemento di grande impatto, mentre il giovane Bovio ha lasciato buone impressioni. Anche Diouf può rappresentare un’arma dalla panchina, così come Stankovic merita attenzione.

Rientrata in Italia, la formazione nerazzurra ritroverà Lautaro, Thuram, Stones, Akanji e Sucic. I cinque hanno già iniziato a lavorare alla Pinetina e cercheranno di mettersi a disposizione quanto prima. Tuttavia, restano alcune lacune da colmare nell’organico.

La necessità principale riguarda un esterno destro, poi eventualmente un centrocampista centrale. In difesa Pavard è valido e arruolabile, situazione interna allo spogliatoio permettendo, ma il discorso cambia negli altri settori. Sulla destra esiste un vero buco nelle rotazioni. Diouf, nonostante i segnali positivi, ha caratteristiche ben precise e non può essere considerato un titolare. Può rappresentare una buona riserva, soprattutto quando serve spingere per recuperare o sbloccare una partita, ma appare impensabile utilizzarlo dal primo minuto con frequenza, specialmente nei big match di Serie A e Champions League.

Su questo fronte l’Inter dovrà prendere decisioni importanti. I due nomi più caldi al momento sarebbero Djed Spence e Moussa Diaby. Il primo è più un terzino che un quinto, il secondo più un’ala che un esterno. Caratteristiche agli antipodi per lo stesso ruolo, nella stessa squadra, nello stesso momento.

La logica porterebbe a puntare su Spence, più complementare a Diouf rispetto al connazionale in forza all’Al-Ittihad. Pur non avendo le doti aeree di Dumfries, la capacità fisica e di attacco alla profondità del giocatore del Tottenham, combinate a una comprovata predisposizione difensiva, potrebbero rivelarsi preziose.

Il discorso su Curtis Jones, pur servendo un centrocampista visti gli esuberi Frattesi e Asllani, è diverso. Ha davvero senso investire 30 e passa milioni in un reparto dove ci sono un classe 2003 come Sucic e un classe 2005 come Stankovic in rampa di lancio, oltre a tre ottimi titolari come Barella, Zielinski e Calhanoglu? Se quella cifra fosse disponibile senza uscite, risulterebbe più logico spenderla su Spence, o chi per lui, e poi valutare possibili occasioni a centrocampo.

Anche un settimo interno servirebbe, considerato lo storico recente di Calhanoglu dal punto di vista fisico e un Mkhitaryan non più giovanissimo, ma non può essere il target primario in questa fase di mercato. Dal dare la giusta priorità alle cose passa, probabilmente, la possibilità dell’Inter di partire con un gap consistente sulle avversarie.