Le difficoltà dell’Inter in Champions League lette da chi quella maglia l’ha indossata per vent’anni. Bergomi, ex difensore e capitano nerazzurro, ha rilasciato un’ampia intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha affrontato il momento della squadra, le lacune strutturali del calcio italiano in Europa e il rendimento di alcuni singoli.

Il punto di partenza è una riflessione di sistema: «Come si può pensare che un nostro club possa vincere la Champions? Bisogna calmare le aspettative generali. Nel calcio europeo tutte le squadre hanno minimo due, tre o quattro giocatori veloci, da uno contro uno. E noi no. Quindi dobbiamo sempre trovare altre vie, altri modi, per provare ad andare il più avanti possibile». Una premessa che vale anche per l’Inter: «Deve abbassare le aspettative in Europa, altrimenti gioca sempre con l’ansia. Ha un’età media alta, mentre le altre europee sono mediamente più giovani, corrono tanto e ti vengono a prendere alte, senza paura. È un altro calcio rispetto a quello che si fa nel nostro campionato».

Bergomi individua nell’equilibrio la chiave storica dei successi europei nerazzurri, e vede in questo una tensione con il calcio proposto da Chivu: «L’Inter in questi anni è sempre stata molto brava a sopperire a determinate mancanze proprio attraverso il gioco e l’equilibrio. Ora Chivu vuole alzare la linea di pressione per avere una squadra sempre più alta, così però ti esponi tanto e perdi quell’equilibrio di cui parlavo prima». Quello stesso equilibrio, sottolinea, è stato decisivo nelle migliori notti continentali del club: «Quando l’Inter è riuscita a fare cose buone in Champions non ce l’ha fatta perché era la più forte ma perché è sempre stata la più brava sotto altri aspetti: il gioco e l’equilibrio».

Sul rendimento della difesa, l’ex capitano sposta il focus dai singoli a un problema collettivo ben preciso: «L’Inter ha perso due marcatori che non sono stati sostituiti: Acerbi e De Vrij, che erano gli unici due marcatori uomo su uomo. In estate ha preso Stones, ma l’inglese non è quel tipo di giocatore». Il giudizio su Akanji, Bastoni e Bisseck rimane positivo sul piano individuale: «Sono tutti buoni giocatori, tutti nazionali, ma difendere a campo aperto è difficile per chiunque».

Sul portiere Martinez e le sue uscite rischiose, Bergomi preferisce rimandare la domanda alla panchina: «In realtà la domanda è un’altra e dovrebbe essere posta a Chivu e al preparatore dei portieri: che richieste avete per lui? Deve stare molto alto perché la linea difensiva sta su e quindi lui deve uscire e rischiare oppure quegli interventi sono una sua iniziativa?». La difesa dello spagnolo è netta: «Proprio contro il Bruges è stato lui che ha fatto ripartire l’azione che ha portato al gol dell’1-1. E altre volte ha fatto parate straordinarie. Quindi difenderò sempre Pepo. Per me è un buon portiere».

Bergomi cita anche Provedel, che non ha ancora esordito: «Il momento di Provedel arriverà, magari già sabato perché si gioca tanto, ma non mi sento di darlo per certo». Quanto all’obiettivo in Champions, il quadro è chiaro: «Come una squadra che ha l’obiettivo di arrivare intanto ai playoff e fare quegli 11 o 12 punti necessari. Non dovranno farsi prendere dall’apprensione di dover arrivare tra le prime otto».

In chiusura, lo sguardo va alle prossime settimane: Chivu dovrà gestire le rotazioni tra Bologna, lo Shakhtar e la Fiorentina, con la prossima gara europea che si presenta come un appuntamento obbligato. «A questo punto gli avversari sanno che l’Inter è praticamente obbligata a prendere i tre punti. Servirà una partita di grande intelligenza. Non si può più sbagliare».