ESCLUSIVA PI – Paolillo: “Diamo fiducia a Conte, a Mourinho non ho perdonato l’addio. Dopo il Triplete dissi a Moratti…”

L’ex dirigente nerazzurro ai nostri microfoni

di Davide Ricci, @davide_r22

Ernesto Paolillo, ex dirigente dell’Inter ai tempi del Triplete, ha parlato in esclusiva ai microfoni di Passione Inter durante la diretta delle 19:00 sui nostri canali social. Tanti gli argomenti toccati da Paolillo, ecco le sue parole:

CLIMA ALL’INTERNO DI QUELL’INTER – “Era adrenalina pura, soprattutto dall’arrivo di Mourinho. Quando è arrivato trasmetteva non solo ai giocatori, ma a tutta l’Inter, anche ai raccattapalle, la voglia e la determinazione di vincere. L’operare per vincere. Ogni cosa che si faceva era finalizzata alla vittoria, mai un abbattimento. Se qualcosa andava male si pensava alla rivincita. Ricordo la partita che ho più a cuore è Dynamo Kyev-Inter. A 2 minuti dalla fine eravamo fuori dalla Champions, e proprio lì quell’adrenalina e la carica hanno permesso alla squadra di arrivare a vincere. C’era la sensazione di potercela fare. Quando c’era l’intoppo subito poi c’era la voglia di rifarsi, ed è stato fondamentale. Bastava vedere come si perdeva palla c’era Eto’o che tornava indietro per recuperare la palla”.

PERCHE’ MOURINHO – “E’ stata un’idea del Presidente Moratti. Voleva assolutamente vincere la Champions. Avevamo giocatori di grande qualità e voleva metterli in mano a chi in Champions aveva fatto molto bene. Non dimentichiamo quello che ha fatto al Porto. Lo abbiamo contattato a febbraio, dopo il famoso episodio della sconfitta con il Liverpool. Moratti voleva un allenatore esperto in Champions, fa differenza l’esperienza in campionato e quella europea. Lui disse che non parlava italiano, e ci diede la disponibilità se l’Inter si fosse qualificata alla Champions League. A lui interessava allenare in Europa. A maggio tutto si è concretizzato, ci siamo rincontrati a Parigi e parlava un ottimo italiano. In quei mesi si era mentalmente preparato ad allenare un club in Italia”.

 

 

STEVEN ZHANG – “Tutti i presidenti sono diversi. La determinazione a vincere non cambia. La famiglia Zhang fin quando ha potuto ha fatto molti investimenti nel calcio, ma la determinazione è importante e mi lascia tranquillo. Moratti ha respirato calcio da quando aveva 8-9 anni al fianco del padre, ha respirato calcio tutta la vita. Sapeva benissimo ogni dettaglio della conduzione di un grande club. Per Steven Zhang è qualcosa di nuovo ma si sta facendo esperienza molto velocemente. E’ giovane, intelligente, preparato, studia e soprattutto mantiene la calma quando occorre perché le cosa non vanno esattamente come devono andare. E’ un grande bene per la società”.

MESSI – “In linea teorica è possibile: quei trasferimenti non sono dettati dalla volontà solo del club ma dalla convenienza fiscale di un giocatore nel trasferirsi in un altro Paese. Tutte le sue attività suggeriscono di cercare cerchi benefici fiscali, come ha fatto Ronaldo. L’accompagnamento di un grande sponsor permette di limare i costi di una società, è possibile con Messi e con tutti altri campioni. In Italia c’è oggi una normativa fiscale che favorisce questo tipo di operazioni”.

RIPARTENZA DEL SISTEMA CALCIO – “Il Covid ha procurato mancanza di spettatori e meno sponsor e diritti televisivi in dubbio. L’allentamento del Fair Play Finanziario era doveroso: è stato costruito perché le squadre potessero spendere con i soli ricavi. Quello che manca alle squadre è riuscire ad adeguare i costi così come gli sponsor, TV e pubblico hanno tagliato i ricavi. Si è creato un forte sbilanciamento. So che è difficile ma se non si ridimensiona il costo della parte sportiva e continuano ad esserci stipendi alti, tutto il mondo del calcio rischia grosso”.

UN SOGNO FATTIBILE PER L’INTER – “Un giocatore sul quale non investirei è proprio Messi. Ho l’impressione che sia giunto ad un momento in cui contano di più gli ultimi guadagni che i risultati. Temo – viste le ultime prestazioni – che abbia già dato troppo. Mi piacciono i giocatori affamati e quelli che vogliono emergere. Ad esempio vedo un giocatore scartato dalla Juventus e vedrei bene nel mondo Inter: Dybala. Ha una forte voglia di rivalsa. Non ci sono altri giocatori che da soli possono trasformare la squadra come Messi o Ronaldo”.

PROGETTO CONTE – “Si può aprire un ciclo. Dipenderà molto dagli innesti di gennaio e della prossima estate. Se si vuole costruire qualcosa per il futuro bisogna puntare su giocatori di talento e giovani, e giocatori con esperienza. C’è il giusto equilibrio. Ultimamente crescono i giocatori di esperienza, va bene per una squadra pronta subito ma non per un ciclo. Bisogna vedere dal mercato. Conte ha le caratteristiche per aprire il ciclo, poi spreme i giocatori ma ci sta. Mourinho faceva lo stesso. Lasciò l’Inter la sera stessa e non gliel’ho mai perdonato. Non prese l’aereo con la squadra quando poteva farlo benissimo e venire a San Siro. Poteva prendere un aereo il giorno dopo e abbracciare Florentino a Madrid invece di andare via con la sua macchina. Mourinho comunque capì che il ciclo era finito. Aveva spremuto la squadra e aveva ottenuto da loro il 150% dai giocatori. Gliel’ho anche detto”.

PROGRAMMARE INTER POST TRIPLETE – “Sono sempre stato tifoso dell’Inter fin da bambino. Mi dava fastidio sentire i cori ” non vincete mai”. Quelli erano i cori degli avversari. Quando Moratti mi chiamò dissi di non voler più sentire quei cori. C’era volontà di far parte di una società che costruisse qualcosa, non al Triplete ma comunque che lottasse per vincere. Questo ha portato a godere della vittoria del Triplete ma a capire immediatamente che occorreva cambiare passo. Quell’anno proposi a Moratti: “hai vinto tutto, hai fatto più del tuo papà e se si vuole cominciare un nuovo ciclo dobbiamo rifare tutto da capo”. Dovevamo ricapitalizzare con la vendita di molti giocatori che hanno dato tutto e dovevamo ricominciare da capo. Lui rispetta tantissimo i tifosi e pensava a cosa potessero dirgli dopo aver smembrato la squadra che ha vinto tutto. In quel momento era logico. In quegli anni ho sofferto di essere attaccati allo zoccolo duro di quella squadra. Abbiamo accompagnato la fine del ciclo e non lo abbiamo iniziato da capo. Non oso immaginare cosa avrebbero detto i nostri tifosi se avessimo venduto metà della squadra per poter capitalizzare”.

ACQUISTO MANCATO – “Vi dico invece l’opposto. La chiave del successo è stata lo scambio Ibrahimovic-Eto’o. Per quella Inter ci voleva Eto’o che giocava per la squadra, mentre ad Ibra la squadra doveva sempre qualcosa. Ho un bellissimo ricordo di lui ma quell’Inter è uscita con quell’operazione. E poi Sneijder, merito di Branca. Hanno completato una squadra”.

IN CHIUSURA – “Diamo fiducia a Conte perché è un allenatore che sa far bene. All’inizio ha avuto problemi non per colpe sue”.

>>>Sostienici su Patreon per avere accesso ai contenuti esclusivi<<<

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy