ESCLUSIVA – Rubén Sosa: “Icardi? Con Bergomi era un’altra cosa. Vi svelo il segreto delle mie punizioni”. E su San Siro…

ESCLUSIVA – Rubén Sosa: “Icardi? Con Bergomi era un’altra cosa. Vi svelo il segreto delle mie punizioni”. E su San Siro…

L’ex campione nerazzuro, vincitore della Coppa Uefa del 1994, si racconta ai microfoni di Passioneinter.com

di Antonio Siragusano

A pochi giorni dal big match tra Inter-Lazio, sfida cruciale per le sorti Champions League di entrambe le formazioni, in esclusiva ai microfoni di Passioneinter.com, abbiamo sentito un campionissimo che ha vestito in passato entrambe le maglie. Si tratta dell’ex centravanti uruguaiano Rubén Sosa: 47 reti in 140 presenze biancocelesti, ben 50 marcature in 104 apparizioni – invece – con la maglia nerazzurra. All’Inter ha trascorso tre stagioni, dal 1992 al 1995, giocando al fianco di grandissimi campioni e vincendo la Coppa Uefa del 1994 da protagonista, giocando interamente entrambi gli incontri tra andata e ritorno nella finale vinta complessivamente per 2-0 contro il Salisburgo.

Ecco la lunga ed interessante chiacchierata con l’ex centravanti, oggi collaboratore tecnico del Nacional.

Inter-Lazio, entrambe arrivano da un buon periodo ed hanno tanti stimoli per far bene. Cosa può uscire da questa partita?
“Ho visto l’Inter vincere il derby e sai che quando vinci un derby arrivi alla partita successiva più forte. Credo che all’Inter manchi Icardi. Non so se giocherà, ma manca la sua presenza come bomber. L’Inter con Icardi è una cosa, l’Inter senza Icardi è un’altra”. 

A proposito di Icardi, ti sei fatto un’idea su cosa possa essere successo nello spogliatoio dell’Inter?
“Credo che sia un grandissimo campione, un grande bomber. Ma dico sempre, quando hai un contratto con una squadra devi allenarti per giocare, devi fare gol sempre. Per i tifosi, devi dire: ‘Bene, io continuo a fare gol, anche se l’Inter non mi vuole rinnovare il contratto’. Lui in questo caso non è stato professionale. Per me è un grande campione, ma non è stato attaccato alla maglia, ai tifosi”.

Adesso però è tornato ad allenarsi e si è rimesso a disposizione dell’allenatore. Tu che conosci bene l’ambiente, pensi sia possibile ricucire il rapporto?
“Non è difficile per un calciatore come lui, perché fa gol. Penso che deve cercare di giocare per la squadra, altrimenti è brutto. Non poteva andar bene che la squadra si allenava per cercare di nuovo la qualificazione in Champions, mentre lui non era al loro fianco. Per me deve chiedere scusa ai compagni e cercare di fare gol per i tifosi”.

Parlando proprio di Champions, tra Inter e Lazio chi ha in questo momento maggiori chance di qualificazione?
“La Lazio come squadra mi sembra che giochi meglio dell’Inter. Ma ripeto, i nerazzurri con Icardi sono una cosa e senza sono un’altra. Gioca al Meazza contro la Lazio che sta andando bene e che è più squadra dell’Inter, ma se c’è Mauro c’è un bomber in più: è più forte l’Inter”.

Tu hai vissuto un grande gruppo, vincendo nel 1994 una Coppa Uefa con Beppe Bergomi capitano. Quanto era importante la sua presenza dentro lo spogliatoio?
“Bergomi in quel momento era la casa dell’Inter, non c’entra niente con Icardi. Lui era nato nell’Inter. Io mi ricordo che quando giocavo nella Lazio mi menava tantissimo, quanti calci che prendevo. Poi sono andato all’Inter e dormivamo nella stessa stanza. Glielo dicevo sempre: ‘Mi ricordo che mi menavi spesso’. E lui: ‘Per forza, altrimenti non ti potevo fermare’. Però Bergomi era diverso, per me è stato un grandissimo capitano dell’Inter. Grande anche come calciatore e come uomo: completamente diverso rispetto ad Icardi. Mauro è un bomber e conosce bene l’Inter, ma deve iniziare a pensare: ‘Io gioco nell’Inter, io voglio giocare per i tifosi e non per i soldi’. Sta da tanti anni in nerazzurro e deve fare così. Io ho giocato con Zenga, Bergomi, Ferri, erano campioni veramente, facevano tutto il campo”.

Capitolo San Siro, sta prendendo piede l’ipotesi che possa essere demolito…
“Nooo, por favor. Il Meazza è un museo del calcio italiano. Non so se lo prenderà l’Inter o il Milan, ma San Siro è storia del calcio italiano. Noi abbiamo qui (in Uruguay ndr) il Centenario, dove gioca la Nazionale. Non potremmo buttarlo via perché è storia del nostro Paese. L’Inter deve cercare di fare suo il Meazza, non può buttarlo via e fare un altro stadio, proprio non esiste”.

Torniamo indietro nel tempo. Tu, tra le tante qualità che avevi, eri un ottimo specialista sui calci di punizione. Oggi rivedi in qualcuno lo stesso stile?
“Non so, a me piaceva calciare le punizioni, ma ti svelo un segreto. Dopo ogni allenamento rimanevo altri 40 minuti a calciare le punizioni. Sì, possono piacerti, ma bisogna esercitarsi molto. Oggi i calciatori non rimangono più dopo l’allenamento, vanno via subito. Il calcio dev’essere vissuto con allegria, è un piacere”.

A questa Inter forse un vero specialista manca…
“L’Inter non è che non abbia tiratori, ma serve più applicazione. Ti faccio un esempio: io lavoro al Nacional de Montevideo e cerco che i calciatori mettano i piedi ed il corpo nel modo giusto. Queste cose vanno allenate, altrimenti non si migliora”.

E’ per te motivo di orgoglio vedere un calciatore uruguaiano come Vecino in maglia nerazzurra, considerando che presto potrebbe essere raggiunto dal connazionale Godin?
“Credo che se arriva Godin l’Inter migliora. E’ un grandissimo campione, un grandissimo professionista. Io dico sempre che quando arrivano argentini ed uruguaiani fanno sempre bene. Ma gli uruguaiani hanno qualcosa di diverso, hanno quel cuore che sanno di dover far bene in quella squadra. Sanno che devono dare tutto perché il club gli ha dato fiducia”. 

La Garra Charrua insomma…
“E’ vero, è vero, proprio quella (ride ndr)”.

LA REDAZIONE DI PASSIONEINTER.COM RINGRAZIA RUBEN SOSA PER LA GRANDE DISPONIBILITÀ E CORDIALITÀ MOSTRATA DURANTE TUTTO IL CORSO DELL’INTERVISTA.

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