Zvonimir Boban ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale ha parlato dello stato del calcio italiano e delle squadre in corsa per lo scudetto. L’ex centrocampista del Milan ha espresso il proprio punto di vista sul livello delle formazioni di Serie A, soffermandosi anche sulla mancanza di gioco offensivo che caratterizza il campionato.
Secondo Boban, il problema è di mentalità: “Sul piano delle idee, siamo lontani dall’Europa e dalla sua idea di velocità. Il calcio italiano è poco offensivo, sempre più fisico e meno propositivo. In epoca post-Sacchi, il 90% delle squadre vincenti avevano la difesa a quattro e due uomini sulle fasce, in Italia invece si giocano i catenacci modernizzati, con le difese a tre. Sta ai club cambiare strada, la federazione non può imporlo”.
Una sola eccezione, a giudizio del croato, merita di essere salvata: il Como. “Sono un tifoso del progetto e di come Fabregas sta allenando la squadra. E poi c’è Baturina, un ragazzo della Dinamo Zagabria come me”, ha dichiarato. Interrogato su un possibile scudetto dei lariani, Boban non ha escluso scenari clamorosi: “Se guardo come gioca il Como e quante volte ha perso partite dominate, dico di sì. Può complicare la vita a tutti. Poi certo, l’Inter è molto più avanti e la storia conta: ci saranno momenti in cui la forza della maglia e della tradizione peserà”.
Dopo i nerazzurri, l’ex giocatore ha indicato Juventus e Roma come principali antagoniste. Sul Milan, invece, il giudizio è stato netto: “Il Milan da anni non fa cose da Milan, in nessun senso. Non vedo passi avanti, se non per il coraggio e la voglia di giocare un calcio offensivo. Lo scorso anno ha perso col Cagliari perché per tutta la stagione aveva giocato un calcio difensivo: al momento buono, non è riuscito a dominare la partita”.
Un passaggio anche sui singoli: “Ramos è stato pagato un prezzo sproporzionato, in compenso si muove bene per il gol e vede la porta, ma siamo lontani dalla qualità che cambia la dimensione. Piuttosto, mi ha emozionato la storia di Cisse, un ragazzino arrivato dal nulla grazie al talento”.