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Mirabelli si confessa: “Consigliai Bentancur all’Inter. Mancini è nato per vincere”

L'ex nerazzurro racconta il suo passato vissuto alla Beneamata, tra aneddoti e particolari anche di mercato

Giuseppe Coppola

"In una lunga intervista concessa a Calciomercato.com, Massimiliano Mirabelli racconta il suo passato all'Inter da osservatore, rivelando alcune operazioni mancate per i nerazzurri, parlando nello specifico di Bentancur. Nelle sue parole anche le difficoltà della Beneamata sotto la gestione Thohir ed il suo rapporto con Roberto Mancini.

"BENTANCUR - "In un Boca-River delle giovanili notai un ragazzino che dominava il centrocampo con una personalità che si distingueva. Faceva sembrare tutto semplice. A un certo punto la sua squadra rimane in dieci e il tecnico lo abbassa come centrale di difesa. Fa benissimo anche lì. Allora torno in Italia e racconto tutto sia a Mancini che a Piero Ausilio. Gli dico che ne ho visto uno veramente forte, il nome è Rodrigo Bentancur e si può prendere a fronte di un investimento non troppo esoso"

"DIFFICOLTA' DELL'INTER - "Per la società era un momento complicatissimo. Nel pieno dell’era Thohir e della stretta fortissima del fair play finanziario. Anche piccoli investimenti sembravano montagne da scalare. Da quella partita in verità tornai con due segnalazioni, l’altro calciatore era Palacios, di cui sentirete parlare sempre di più"

"INTER - "Per me era la possibilità che aspettavo da tempo. Avevo conosciuto tutto delle categorie inferiori ma volevo aprirmi al mondo. Avvertivo l’esigenza di studiare nuovi profili, volevo in qualche modo rompere gli argini e Ausilio me ne ha dato modo"

"AUSILIO E IL PASSAGGIO AL MILAN - "È una cosa che ancora adesso mi provoca dispiacere. Piero è una persona cui ho voluto e voglio un gran bene. A lui devo molto, un uomo con valori che condivido, un professionista serio. Non abbiamo mai chiarito per come avrei voluto. Ci siamo incrociati in occasione di qualche derby ripromettendoci una cena che per mille motivi diversi non si è mai svolta. Ma prima o poi accadrà, magari al termine di questo brutto periodo che stiamo vivendo"

"MANCINI - "Un uomo di una classe incredibile, sotto tutti i punti di vista. È nato per vincere e non ha paura del fallimento. Ascoltatelo nelle interviste, è diverso dagli altri. Gli allenatori mettono le mani avanti dicendo che l’erba del vicino è sempre più verde, che il lavoro degli altri è partito prima, che bisogna costruire. Le inventano tutte per togliersi di dosso responsabilità che poi la stampa potrebbe fargli pagare. Mancini invece se ne frega, anche da ct, lui gioca l’Europeo e si presenta per vincerlo. Solo chi è grande come lui non si cura di certi rischi"

"ERIKSEN - "Per me è un calciatore formidabile, un trequartista come ne esistono pochi in circolazione. Può giocare anche da interno di centrocampo ma a patto che accanto a lui ci siano calciatori che possano bilanciare la squadra. Detto questo, non devo insegnare nulla a Conte, che reputo uno degli allenatori più intelligenti e preparati al mondo. Dicono sia integralista, ma lui partiva da idee tattiche diverse, io lo ricordo il suo 4-2-4 e ricordo anche quando modificò la Juve in funzione di Pirlo. Per questo non mi sorprenderei nel vedergli cambiare modulo anche all’Inter. Anche perché credo che lì il problema sia diverso, cioè la difesa. Se vuoi giocare a tre, a turno, uno dei due laterali deve dare appoggio al centrocampo e né Skriniar né Godin sanno interpretare questo tipo di ruolo. Non ce l’hanno nelle caratteristiche. Bastoni un po’ di più, ma anche lui non è abbastanza pronto. L’unico a proprio agio è de Vrij al centro, ma gli altri si perdono e per questo motivo credo che alla fine si possa andare verso altre soluzioni"

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