La rottura tra Paolo Maldini e Giovanni Malagò trova una ricostruzione dettagliata nelle colonne de Il Giornale, dove Franco Ordine svela alcuni retroscena della vicenda. Secondo il giornalista, emerge una contraddizione nelle dichiarazioni del presidente del CONI: Malagò ha sempre sostenuto di non aver contattato nessuno prima del 22 giugno, ma Maldini ha rivelato di aver ricevuto la prima chiamata a Pasqua.
Per quanto riguarda i sondaggi effettuati per il commissario tecnico azzurro, prima ancora di proporre Pirlo, oltre alla telefonata di cortesia con Ancelotti, ci sarebbe stata una spedizione a Barcellona per convincere Guardiola. Il tecnico catalano si sarebbe mostrato interessato, smentendo la storia dello stipendio da 20 milioni richiesto. Avrebbe detto: «datemi un euro meno del precedente ct», arrivando persino a compilare la formazione, prima di arrendersi alla stanchezza dopo dieci anni di calcio inglese.
Altro elemento emerso riguarda il rifiuto delle candidature di De Rossi e Grosso, arrivato da Malagò per motivi elettorali. L’obiettivo sarebbe stato evitare un contenzioso con due club di Serie A che lo avevano sostenuto nella corsa alla presidenza della FIGC. Ordine si chiede se gli interessati abbiano mai saputo del gradimento espresso da Maldini e Leonardo.
Dalle dichiarazioni di Maldini emergono due dettagli inediti. Il primo: ricevuto l’incarico, l’ex difensore ha parlato direttamente con alcuni presidenti, a cominciare da Marotta, per passare poi a Percassi e altri. Nessuno di loro gli avrebbe mai fatto richiesta esplicita di puntare su Conte. Il fatto che Maldini abbia consultato direttamente i presidenti, trascurando la figura del presidente della Lega di Serie A Simonelli, avrebbe provocato qualche risentimento nell’interessato.
Il secondo particolare riguarda il piano preparato, che prevedeva due binari per il calcio italiano: uno destinato a dare frutti nel tempo (8-10 anni come in Spagna dopo l’avvento di Cruyff), l’altro con la Nazionale affidata a Pirlo, impegnata subito in Nations League e nella qualificazione al prossimo europeo. Questa distinzione non sarebbe stata colta dai presidenti, come dimostrato dalla dichiarazione di Cairo dopo l’incontro di Milano: «altro che 8-10 anni, qui si decide tutto nei primi 100 giorni».
La rottura definitiva si è consumata quando Malagò, nel racconto di Maldini, ha cambiato le regole stabilendo che il commissario tecnico lo avrebbe scelto lui e gli altri avrebbero dovuto avallarlo. Una posizione inaccettabile per Maldini. L’ultima complicazione è emersa sulla scelta di Bianchedi come capo delegazione, che dovrà lavorare al fianco di Mancini e Oriali, rispettivamente commissario tecnico e team manager: una sorta di schiaffo al calcio italiano, incapace di esprimere una figura per quel ruolo che è sempre stato, nella storia, espressione del settore.