20 Marzo 2018

EDITORIALE – Due buone cose di Sampdoria-Inter

Torna il consueto editoriale del lunedì sera per voi affezionatissimi, ancora ubicato di martedì per motivi che sfuggono all'umana comprensione ma vi vogliamo bene lo stesso. Cosa portarsi a casa dopo uno 0-5 apparentemente facile? Due cose sole ma non di poco conto

Un altro 5-0 per l’Inter in questa Serie A 2017/2018. Dopo il primo, ottenuto contro l’allora bel ChievoVerona d’autunno, sono arrivati tredici punti in dodici partite che hanno rischiato di vanificare la precedente ottima metà di campionato. Quindi si potrebbero anche capire quei tifosi interisti che non osano sbottonarsi troppo dopo la manita rifilata alla Sampdoria a domicilio. Va però probabilmente posto l’accento su due aspetti in particolare della vittoria, tralasciando tutti i trionfalismi inutili e le considerazioni che in tanti (opinionisti soprattutto) stanno già facendo, rivalutando un’Inter che un mese fa era buona solo per essere data in pasto ai cani e oggi invece sarebbe addirittura favorita per il terzo posto – equilibrio mediatico, questo sconosciuto. Tanto tutto ciò durerà fino al prossimo 1-1 con una neopromossa, ovviamente.

Ma, dicevamo, ci sono due highlight fondamentali della sfida di Marassi che meritano un occhio di bue dedicato: il primo è l’approccio della squadra alla partita, quei primi venti minuti senza gol. Ma come, proprio quella volta che segni cinque gol vai a considerare la minima porzione di partita che è stata in parità? Assolutamente sì. Perché ci sono gare a cui basta un gol per invertire decisamente il verso: chiunque ha assistito a goleade in cui, prima di segnare e impossessarsi della partita, i futuri vincitori hanno magari subito diverse palle gol e solo dopo sono riusciti a trovare l’episodio – magari anche fortunoso, perché no – che cambiava completamente la storia della sfida. Ecco, l’Inter ha dimostrato voglia di controllare il match e azzannare alla gola la Sampdoria fin dai primissimi minuti, costruendo con pazienza e cercando le alchimie delle giornate migliori dello scorso autunno. Dimostrando un’assoluta voglia di vincere, in poche parole.

Il secondo aspetto da considerare con attenzione è l’abbraccio di gruppo – apparentemente infinto – di cui è stato oggetto Ivan Perišić dopo la marcatura dello 0-1. In quell’ammucchiata c’era tutta la solidarietà della squadra per uno dei presunti trascinatori trovatosi invischiato in una melma che stava diventando fin troppo appiccicosa per essere vera. Non c’entravano la gioia per il vantaggio o lo stupore per quella che comunque è stata una giocata pazzesca in cui è difficile decidere se sia meglio il cross o il colpo di testa: i compagni hanno festeggiato il croato con affetto e partecipazione per manifestargli che lo hanno sempre appoggiato, anche nel momento di peggior appannamento del suo ultimo triennio (arrivato peraltro dopo il momento di massimo splendore dell’ultimo triennio e per questo probabilmente ancor più scioccante).

Quell’esultanza ha ricordato molto – seppur con una nota di sollievo e affetto in più e una di furore agonistico, di pura rabbia, in meno – quella di Milan Škriniar dopo il gol dell’1-0 ai danni del Benevento. Tutta la rosa esplode in un apice emotivo volto sempre e comunque a dimostrare che l’encefalogramma non è piatto, che c’è sempre battito. Magari lieve, magari preoccupante, ma c’è.

Ecco, nel viaggio emotivamente devastante che è stato l’inverno dell’Inter, bisogna dire che perlomeno il gruppo sembra esserci e sembra essere veramente coeso. Se c’è una speranza per il prossimo futuro non può che partire da queste considerazioni. Oltre al notare che, dopo tutto, le cose hanno iniziato ad andare male dopo un 5-0 ma qui si sta in effetti parlando di uno 0-5…

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