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CONTE INTER INZAGHI

Dal “No more crazy Inter” allo Scudetto: l’avventura di Conte sulla panchina nerazzurra

Antonio Conte, via Getty Images

Riavvolgiamo il nastro di questi due anni di Antonio Conte in nerazzurro

Alessio Murgida

Aveva promesso un'Inter non più pazza e, invece, è stata pazzo lui, ed è stata folle l'Inter. Tutto fuori dall'ordinario, proprio come la pandemia che ci ha travolto tutti. E che, di fatto, ha travolto il calcio, e l'avventura di Conte sulla panchina nerazzurra. Il tecnico ex Chelsea ha avuto il piacere di assaporare l'entusiasmo dei tifosi interisti solo per alcuni mesi, prima che il Covid-19 cambiasse le nostre vite e le nostre abitudini. Sono stati due anni lunghissimi, pieni di eventi e di polemiche: due stagioni che hanno portato in alto l'Inter, anche, e forse soprattutto, grazie ad Antonio Conte.

 Antonio Conte, Getty Images

I NUMERI - Partire dai dei dati oggettivi non fa mai male. Conte ha guidato l'Inter per 76 volte in campionato, totalizzando il 69% di vittorie. In pratica, 7 partite su 10 i nerazzurri le hanno portate a casa. 7 come le sconfitte in Serie A in due stagioni "contiane". In Italia, poco o nulla da dire. L'allenatore pugliese ha riportato l'Inter nel suo posto naturale. In Europa, come sappiamo bene, la storia è stata un'altra. Al primo anno, la pillola amara dell'eliminazione ai gironi di Champions League era stata addolcita da un percorso netto in EUL (delusione in finale permettendo). La stagione europea di quest'anno, invece, è stata disastrosa e ha portato al momento di difficoltà più grande dell'avventura di Conte all'Inter: #ConteOut docet. Da lì, è nato il ritorno alle origini del 3-5-2 solido e una forza di gruppo impressionante, che non si vedeva da anni come confermato da molti giocatori. E allora ecco lo Scudetto, il girone di ritorno storico e i 91 punti in campionato da rullo compressore.

LA COMUNICAZIONE - Le dichiarazioni di Antonio Conte, c'è da dirlo, difficilmente sono stati banali. Sia chiaro, questo non è per forza un bene. Il tema della comunicazione è stato un argomento centrale in questi due annate. Il mister ha spesso parlato di un sentimento di accerchiamento e ha sempre provato a proteggere l'ambiente nerazzurro dalle malelingue: a volte, facendo degli scivoloni (ma senza mai precludere l'onestà). Le sue parole nel post-partita della finale di Europa League hanno messo in allarme tutti i tifosi interisti, mettendo a serio rischio la serenità intorno al mondo Inter. Poi, l'incontro a Villa Bellini con l'ombra di Max Allegri che aleggiava su di lui. Il famoso battibecco con l'ex allenatore Fabio Capello ai microfoni di Sky Sport dopo l'eliminazione dalla Champions contro lo Shakhtar non è forse stato una lectio magistralis della comunicazione e, anzi, ha messo a nudo i problemi di una squadra che non aveva ancora trovato l'equilibrio giusto. Ironia della sorte, Conte ha deciso di andarsene in silenzio. Ha scelto di non parlare nel finale di campionato e ha lasciato l'Inter senza aprire bocca, scrivendo solo un lungo messaggio di ringraziamento a tutti i tifosi su Instagram.

GLI STANDARD - Antonio Conte ha decisamente alzato l'asticella delle aspettative, fin dal primo giorno. Richiedeva dalla squadra, e ancora prima da se stesso, la vittoria. Nonostante il suo addio, questo pensiero rimarrà nella testa dei giocatori per sempre, come confermato da Romelu Lukaku nel suo saluto all'allenatore che "gli ha cambiato la vita". Ora l'Inter si ritrova in rosa dei giocatori con la mentalità da top player e questo è un aspetto che, senza dubbio, aiuterà Simone Inzaghi nella sua avventura a Milano. Due anni pieni di vita, come si direbbe, che hanno lasciato una ricca eredità ai tifosi e ai giocatori e che sarà preziosa per gli anni a venire.

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