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Speranza Eriksen, gli esperti: “Potrebbe tornare a giocare con l’Inter in caso di infiammazione cardiaca”

Eriksen, Getty Images

Il defibrillatore potrebbe essere tolto, ma il quadro clinico va ancora chiarito

Raffaele Caruso

Christian Eriksen può tornare a giocare in Italia con la maglia dell'Inter? Se lo chiedono tutti, i tifosi nerazzurri lo sognano. E come riportato dal Corriere dello Sport c'è una piccola porticina da tenere aperta. Il defibrillatore di ultima generazione installato sottopelle potrebbe essere infatti tolto e così Eriksen riuscirebbe ad ottenere l'idoneità per giocare in Italia a patto che, secondo gli esperti medici, il danese sia stato colpito da un'infiammazione cardiaca.

 Christian Eriksen, Getty Images

Ecco le parole di Riccardo Cappato, padre del defibrillatore interamente sottocutaneo, direttore del centro di elettrofisiologia clinica e aritmologia del gruppo Multimedica di Milano: "Nel caso di Eriksen, le ipotesi sono svariate. Mancano elementi della sua storia clinica e di quanto appurato dagli specialisti dell’ospedale danese. Non abbiamo nemmeno informazioni sulla defibrillazione in campo. Di certo la crisi cardiogena è stata grave. Un blocco del cuore da fibrillazione conseguente ad aritmia grave, imprevista e improvvisa. Cause possibili? Molte. Una potrebbe essere preesistente mai individuata e stabile, tipo la cardiomiopatia congenita o la sindrome di Brugada, oppure una miocardite infiammatoria da causa grave (per lo più da virus, come quello del Covid, che non sembra riguardare il cuore ma che poi all'improvviso innesca l'aritmia), o un disturbo elettrolitico. La causa infiammatoria, se si riesce a diagnosticare, è per esempio una causa reversibile, che potrebbe consentire a Eriksen di arrivare a togliere il defibrillatore e quindi tornare a giocare a calcio in Italia".

Il pensiero di Franco Cecchi, università di Firenze, specialista in malattie cardiovascolari e cardiomiopatie, fondatore e presidente dell’associazione di pazienti con cardiomiopatia (Aicarm): "Possibile una miocardite infiammatoria, per esempio da mononucleosi o da citomegalovirus o da un virus che lo ha infettato in modo asintomatico anche mesi prima. O a causa di una vecchia presenza virale che si è riaccesa. Avere queste informazioni ci permetterebbe di sapere se ha avuto una passata infezione, se è rimasta latente un'infiammazione che può portare a una miocardite e a un'improvvisa crisi del ritmo. Allora si cura la causa dell'infiammazione e quando si è sicuri che è 'spenta' si potrebbe anche togliere il defibrillatore, se questo ostacola il via libera al ritorno in campo. Quando è arrivato all'Inter è stato sottoposto a tutti gli screening cardiovascolari. E in Italia siamo severissimi in questo campo. Era tutto a posto, così come negli screening inglesi fino al 2019. Ora si possono fare solo supposizioni perché non conosciamo i risultati degli esami fatti in ospedale a Copenaghen".

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