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Icardi e il mal d’Italia: l’argentino continua a deludere al PSG

Mauro Icardi, Getty Images

Le cose non stanno andando come previsto da Wanda Nara e Maurito

Pietro Magnani

Quella tra l'Inter e Mauro Icardi è stata una storia d'amore travagliata, breve, intensa e dolorosa per tutti, tranne forse il conto in banca del giocatore ed il bilancio annuale dei nerazzurri alla cessione. Un rapporto tutt'altro che idilliaco con una consistente frangia di tifosi, le critiche per la poca cooperazione con la squadra e per l'atteggiamento dell'ingombrante moglie-procuratrice Wanda Nara, i tanti goal a placare temporaneamente le acque. L'occhio perennemente strizzato alla Juve, le uscite rivedibili, le promesse d'amore e terno ovviamente mai mantenute. Ma anche, almeno fino all'ultima stagione, impegno, attaccamento alla maglia e anche, è innegabile, tante gioie. L'esperienza a Milano è stata tutt'altro che tranquilla, come tutte le situazioni riguardanti l'Inter non certo per cuori deboli.

Un'amore fatto di alti e bassi, di carezze e schiaffi, fino alla revoca della fascia di capitano e all'autoesclusione di Icardi per un presunto infortunio proprio nel momento più delicato della stagione. E poi la tanto sospirata cessione, l'unica soluzione praticabile per tutte le parti in causa, con le evitabili frecciatine di Mauro e consorte per i mesi successivi. "Finalmente in un club in cui si possa vincere" o "Qua può dimostrare davvero quanto vale in una rosa competitiva". Ma come stanno andando davvero le cose oltralpe per l'ex capitano nerazzurro? Beh, probabilmente peggio di quanto preventivato dalla procuratrice.

Icardi al PSG infatti è riuscito ad essere il rapace d'aria che tutti ricordano in Italia solamente per i primi sei mesi, dove riuscì a mantenere lo status di titolare segnando parecchio anche in Champions League, salvo poi crollare nella seconda parte di stagione. Concluse comunque la prima annata con 20 goal, ma già sul finire dell'anno i primi problemi si iniziavano a intravedere: basti pensare che in finale di Champions League all'argentino fu preferito al centro dell'attacco Choupo Moting, non una prima punta pura e nemmeno un Van Basten se proprio vogliamo dirla tutta.

 

L'anno scorso, invece di riscattarsi, Icardi ha peggiorato ulteriormente il proprio rendimento, giocando pochissimo in Champions League, senza riuscire mai a incidere, e perdendo lo status di attaccante a titolare, venendo addirittura scavalcato nelle gerarchie dall'ex Juve Moise Kean, talentuoso ma non ancora esploso totalmente. Per il PSG l'ex 9 dell'Inter è diventato quasi marginale, un elemento di contorno in una rosa di campioni di altissimo livello. Una cartuccia di riserva, importante si, ma di riserva. Qualche volta decisivo, anche se solo a singhiozzo, dalla panchina, ma un fantasma completo da titolare, spesso addirittura ignorato da Neymar e Mbappé.

Icardi spesso è stato "invisibile" anche all'Inter, salvo poi sbucare dal nulla e diventare letale segnando nelle partite in cui sembrava essere altrove. Eppure quella magia "Inzaghiana" è sparita all'ombra della Torre Eiffel, evaporata come il tiepido amore di coloro che in nerazzurro hanno sempre cercato di difenderlo e sostenerlo, salvo poi venire traditi nel momento più critico. Sembra un pesce fuor d'acqua in campo, totalmente slegato dai compagni, insicuro e timoroso di sbagliare. Che si sia sopravvalutato? Che sia un ottimo giocatore e non un campione? Oppure è solo un problema di mentalità, di insicurezza?

Forse un mix delle due cose, o forse l'ambiente giusto per lui è quello che con tanta fretta e altezzosità si è lasciato alle spalle per cercare fortuna. Nessuno avrebbe pensato ad una situazione simile dopo l'annata dei 30 goal in Serie A: in poco più di 3 stagioni ha perso la fascia da capitano, le speranze di convocazioni in nazionale, la stima e l'affetto dei tifosi dell'Inter, lo status di bomber internazionale e forse, anche un po' la faccia.

Sarebbe facile dire che forse, per alcuni comportamenti, questa sia la giusta ricompensa, il rovescio della medaglia. La speranza è comunque, per il calcio in generale, che un attaccante tanto prolifico possa rialzarsi e ritornare sui propri livelli consueti, ma una cosa è certa: Mauro e Wanda, quando lasciarono la povera Inter zoppicante per le luci sfavillanti del PSG, mai avrebbero pensato di ritrovarsi dopo due anni con un'Inter Campione di Italia, un Lukaku idolo di Milano e i parigini con zero titoli a fine stagione, umiliati forse più dalle centinaia di milioni di euro spesi per nulla che dalle vittorie della cenerentola Lille.