Inter, senti Hodgson: “Roberto Carlos? Vi svelo come è andata veramente. E su Zanetti…”

L’allenatore inglese svela alcuni retroscena sulla sua avventura in nerazzurro

di Raffaele Caruso

L’avventura sulla panchina dell’Inter di Roy Hodgson viene ricordata per due principali motivi: il trasferimento di Roberto Carlos al Real Madrid e la lite con Javier Zanetti nella finale di Coppa Uefa a San Siro, persa poi ai rigori contro lo Schalke 04 nel 1997.

intervista hodgson

L’allenatore inglese ha parlato di entrambi all’Italian Football Podcast. Sulla cessione del laterale brasiliano: “Il fatto che con me giocasse fuori posizione è una sciocchezza. Ogni partita che ha giocato con la mia Inter l’ha fatta come terzino sinistro. Segnò quattro gol credo nelle prime sei o sette partite su calci di punizione. Durante il resto della stagione ha preso circa 28 calci di punizione e non ha mai più segnato! Quindi non posso sapere se sia stata solo colpa mia. Roberto Carlos era un terzino sinistro molto offensivo, era giovane ed io ero nuovo al lavoro. Non avevamo un brutto rapporto ma quando se n’è andato si è scatenato l’inferno. La decisione di lasciarlo andare è stata una decisione del club, ed era principalmente legata al fatto che il nuovo amministratore delegato dell’Inter, Luigi Predeval, era molto ansioso di ridurre la quantità di denaro che veniva speso per i trasferimenti e per portare un po’ di soldi nel club. E Roberto Carlos era uno dei giocatori vendibili. Così è stato venduto“.

Su Zanetti:Non aveva uno status da star al suo arrivo. Era ovvio fin dall’inizio che aveva un’incredibile capacità in termini fisici. Ancora oggi, l’unica altra persona con cui ho lavorato che ha una tale una capacità fisica era James Milner. Era incredibile la sua capacità di continuare a correre, di non mollare mai, oltre al saper uscire da situazioni strette palle al piede. La grande carriera di Javier è iniziata in quelle due stagioni con me, ma è andata sempre meglio man mano che cresceva. Non posso dire sinceramente di aver visto in lui il giocatore che è diventato. Era un calciatore davvero appassionato ed era molto saggio nel sapere cosa poteva e non poteva fare e nel trarne il meglio”.

L’arrivo sulla panchina dell’Inter:Fui contattato da Facchetti, fu lui a darmi l’indirizzo per incontrare il presidente. Sono partito da Basilea dopo le 22, fu un viaggio incredibile tra neve e montagna. Mi sono fermato in un motel a Bellinzona per una dormita di tre o quattro ore, poi sono arrivato nel centro di Milano e sono arrivato da Moratti. Quella sera Massimo mi invitò a cena e mi offrì lo stipendio che riteneva opportuno. Non ho mai avuto un agente, non ho mai avuto a che fare con loro. L’ho ringraziato e gli ho detto sì”. 

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