Accadde Oggi – 12 dicembre 2017, quando l’Inter rischiava di farsi eliminare dal Pordenone: nerazzurri avanti solo ai rigori

Fu Nagatomo, quella sera, a segnare il penalty decisivo per la squadra di Spalletti

di Lorenzo Della Savia

Sono passati appena due anni: se qualcuno avesse qualcosa da lamentarsi per la seconda eliminazione di fila dalla fase a gironi di Champions League, si guardasse alle spalle: guardasse, cioè, a due anni addietro, quando l’Inter ospitava a San Siro un Pordenone qualsiasi – all’epoca i Ramarri, così soprannominati, erano ancora in Serie C – e per poco non si faceva eliminare da quella che, nelle previsioni di ognuno, doveva essere la classica squadra materassino da spazzare via con margine tennistico. Non fu così: l’Inter non segnò nemmeno un gol, a quel Pordenone, e non in 90 minuti: bensì in 120, supplementari inclusi, in una partita che – stavolta lo si può dire – andava assumendo connotati sempre più surreali, ogni minuto che passava.

La partita, quindi. Il Pordenone, ben messo in campo da Leonardo Colucci, arriva a Milano con la classica aria spensierata e giocherellante di chi sa benissimo di andare a disputare una partita in cui non ha niente da perdere, e che anzi: può concederti il lusso di metterti un po’ in mostra, di far parlare di te, di farti insomma pubblicità. Quella che i social media manager del Pordenone si stavano già facendo da un po’ di tempo sul profilo Twitter della società friulana, finita al centro di articoli e discussioni per l’utilizzo – invero poco istituzionale – dei propri canali di comunicazione. E sin qui è cronachetta. Poi c’è la cronaca – diciamo – seria: quella della gara, che vede l’Inter attaccare e il Pordenone difendere, ovviamente: e tutto secondo copione. I nerazzurri ci provano prima con Eder (giocava ancora all’Inter), poi con Karamoh (giocava ancora all’Inter), poi con Gagliardini. Non segnano. In compenso, è il Pordenone a rischiare di passare in vantaggio, con un palo di Magnaghi, con la palla che non entra in porta anche perché è Padelli a metterci una pezza.

E sarà proprio Daniele Padelli – sostituto di Handanovic – il migliore in campo dell’Inter, e questo è tutto dire. (Ricordiamolo: il migliore dell’Inter contro il Pordenone). Perché, certo, i nerazzurri provano a rendersi il più pericolosi possibile: Spalletti manda in campo Perisic e Icardi, inizialmente tenuti fuori per rifiatare: e lì vedi che la squadra comincia a creare, ad attaccare, a sperare. Sperare, più che altro, in un blitz nei minuti finali, entro il novantesimo, per non protrarre all’infinito un incontro che sarebbe dovuto durare – nei progetti di chiunque al mondo – sessanta minuti al massimo, con i restanti trenta che fossero solo formalità. Invece niente, il gol non arriva, si va ai supplementari, e i supplementari non bastano, e si va ai rigori. Dove Padelli, dicevamo, sarà determinante: parerà i penalty calciati da Misuraca e Parodi, rimedierà agli errori di Skriniar e Gagliardini (entrambi parati, i loro rigori, da Perilli), verrà graziato da Lulli (alto), e insomma: sulla palla decisiva, poi, ci va nientemenoché Nagatomo, che trasforma e regala il passaggio del turno all’Inter, uno dei più sudati di sempre. Almeno in proporzione a quello che era l’avversario di una squadra che – in due anni – è passata dal (quasi) farsi eliminare dal Pordenone, al farsi eliminare dal Barcellona: qualche differenza, ecco, dopo due anni, è visibile.

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