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Moratti: “Ecco come pensai a Ronaldo, festeggiai in banca con Branchini dopo l’acquisto. Il primo pranzo e la Nike…”

Massimo Moratti, Getty Images

L'ex presidente dell'Inter racconta i retroscena e i segreti della trattativa che portò Ronaldo all'Inter

Raffaele Caruso

""1997, Fenomeno Ronaldo", da oggi è in onda su Sky lo speciale dedicato alla trattativa di mercato di 24 anni fa che ha portato in Italia il Pallone d'oro brasiliano. Massimo Moratti, presidente dell'Inter ai tempi, ha raccontato i retroscena e i segreti di quell'incredibile colpo.

"Ecco le sue parole: "Portarlo all'Inter era una questione di tifo. Ho iniziato a pensare a lui dopo una sconfitta a Firenze. Il mio autista, brontolando, mi disse che un tempo ci applaudivano. Arrabbiato risposi che avremmo preso Ronaldo, ma la mia non fu solo una battuta. Da quel momento cominciai a seguire il discorso Ronaldo".

"La sfida: "C'era una concorrenza notevole. Volevi che quella società avesse una storia migliore di altri. Quell'anno avevamo giocatori talmente forti che era una felicità andare alla partita. Era lo spettacolo più bello del mondo".

"La gestione Simoni: "Ha saputo trattare in maniera semplice i grandi giocatori. Avevo la convinzione che l'Inter fosse talmente forte con Ronaldo da dover vincere tutto".

"Il retroscena della telefonata con Branchini: "Mi chiamò e mi disse che l'operazione era conclusa. Andai immediatamente da Sant'Antonio a ringraziarlo. Festeggiamo in banca".

"Lo sponsor Nike: "Mi fece un'offerta ma non mi sembrava una gran cifra. Chiesi: 'E se prendiamo Ronaldo?'. Quello diede una copertura abbastanza importante all'acquisto". 

"Il primo pranzo: "Era intimidito, aveva un modo che sembrava un ragazzo serio, molto attento, occhi bassi. Dopo 10' sapeva i nomi di tutti, scherzava con tutti. Molto sveglio. Fu un'impressione molto buona, era un ragazzo molto intelligente".

"Il trionfo in Coppa Uefa: "La serata di Parigi è stata la soddisfazione che ci era mancata per il campionato, una festa in una città bellissima. C'era la speranza che in futuro chissà cosa avremmo fatto".

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