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Di Caro attacca l’Inter: “Superlega? Suning pensi a chiudere i conti a fine mese. Vince senza pagare”

Zhang Jindong e Steven Zhang, Getty Images

Il vice direttore de La Gazzetta: "Voci dicono che l'Inter è alla ricerca di altri accordi con i dipendenti e le istituzioni per dilazionare al prossimo anno queste mensilità"

Raffaele Caruso

Una dura presa di posizione quella di Andrea Di Caro sulla Superlega. Il vice direttore de La Gazzetta dello Sport, nell'editoriale sulla nascita della nuova competizione europea, ufficializzata nella notte con un comunicato congiunto dai 12 club fondatori, fa riferimento anche all'Inter e alla sua situazione finanziaria, rivelando alcuni clamorosi retroscena.

 Zhang Jindong, Steven Zhang e Antonio Conte, Getty Images

Le sue parole: "Quello che il presidente Uefa Ceferin ha scaricato addosso ad Agnelli, presidente della Juve ed ex presidente dell’Eca (si è dimesso nella notte dopo essere stato di fatto sfiduciato) in un colloquio dai toni durissimi, è diventato un comunicato ufficiale. Firmato da Uefa, Leghe e Federazioni inglese, italiana e spagnola (Francia e Germania non hanno club aderenti alla Super Lega), ma il testo è condiviso da altri paesi e dalla Fifa. Morale: anche la ricerca famelica degli interessi personali, a scapito di quelli collettivi, a un certo punto trova davanti a sé un muro. Sul quale rischiano di sbattere club e dirigenti (come la Juve e Agnelli) abituati ad agire con spregiudicatezza, arrivando a tradire non solo rapporti di fiducia e amicizia (e fin qui siamo nei giudizi etici e morali), ma anche gli obiettivi che ruoli o deleghe prevedono (e qui si entra nelle possibili cause in tribunale con richieste di risarcimenti). Ma quel muro diventa pericoloso anche per quei club e dirigenti che si accodano (come l’Inter di Marotta), pensando sempre al proprio tornaconto, ma esponendosi meno.

La Gazzetta dello Sport è da sempre contraria a qualsiasi progetto nasca per favorire l’interesse di pochi tradendo valori meritocratici e svilendo i tornei nazionali che rappresentano le radici sociali e culturali del calcio. Tra i fautori principali della Super Lega, che i media inglesi hanno definito «atto criminale», c’è sempre stata la Juve di Agnelli. Fino a poco fa in perfetta sintonia politica e umana con Ceferin (il presidente Uefa è padrino di sua figlia) da una parte, come presidente Eca, aveva sposato la Super Champions, ma dall’altra come presidente della Juve ha portato avanti il piano della Super Lega. Tra i suoi tanti ruoli Agnelli in Italia era stato incaricato anche dai club della Lega di guidare le trattative con i Fondi per la cessione dei diritti tv. L’obiettivo era formare, con l’aiuto dei Fondi, una nuova società partecipata che aumentasse i ricavi, modernizzasse la Lega svincolandola dai vecchi interessi di bottega. L’accordo vantaggioso, che avrebbe consentito a tutti i club italiani di frenare la crisi economica, causata anche dalla pandemia, prima è stato raggiunto, ma poi fatto naufragare. E ora molte società pensano di aver capito il perché: rinunciare ai Fondi per abbracciare un progetto in grado di risolvere meglio i problemi della Juve e a cascata delle altre due big, Inter e Milan (anche se il club rossonero è rimasto favorevole ai Fondi). Qualora questi sospetti trovassero consistenza, ce ne sarebbe abbastanza per valutare se certi incarichi siano stati svolti con lealtà o invece condizionati da conflitti di interessi passibili di azioni legali.

E che dire dell’Inter del lontano e quasi sempre assente Zhang e del vicino e molto presente Marotta? Ha tanti e tali problemi di liquidità che qualsiasi prospettiva economica migliorativa sembra meritare un assenso. Magari restando in seconda fila, che al limite a ripensarci si è sempre in tempo...

Anche i nostri club più vincenti e prestigiosi però devono pensare che non si può tirare troppo la corda. Soprattutto quando sono note in seno alle istituzioni certe particolari situazioni finanziarie. Quelle che costringono ad esempio la Juventus a plusvalenze tanto esagerate quanto necessarie, per far quadrare i bilanci. Con centinaia di milioni virtuali, ma solo pochi reali che entrano in cassa. O quelle riguardanti gli stipendi arretrati nell’Inter, con il club alla ricerca di altri complicati accordi con i dipendenti e le istituzioni per dilazionare al prossimo anno queste mensilità o addirittura, si sussurra, chiedere di rinunciare a premi e parte degli emolumenti. Che strano il calcio italiano, dove c’è chi paga puntualmente e rischia di retrocedere, come il Parma, e c’è chi sta per vincere uno scudetto, ma non chiude i conti alla fine del mese".