Nuovo San Siro, gli abitanti di via Tesio sul piede di guerra: la “requisitoria” dei cittadini punto per punto. E la chiosa di Sala

Nuovo San Siro, gli abitanti di via Tesio sul piede di guerra: la “requisitoria” dei cittadini punto per punto. E la chiosa di Sala

I comitati fanno particolare affidamento sulla Guida UEFA agli Stadi di Qualità

di Lorenzo Della Savia, @loredstweet

Si chiama Guida UEFA agli Stadi di Qualità, è un documento prodotto (per l’appunto) dall’UEFA e serve a dare le linee guida a “chiunque sia coinvolto nel collaudo, nella progettazione o nella (ri)costruzione di uno stadio”. Ma è soprattutto un documento che si candida ad essere la bibbia su cui i comitati della zona San Siro faranno cieco affidamento nella loro battaglia a InterMilan e al comune di Milano che in queste settimane stanno perlomeno provando a delineare un piano per erigere un nuovo impianto al posto del vecchio Meazza. Anzitutto la cronaca, in parte già nota: ieri, al Municipio 7 a Milano, c’è stato un incontro tra i residenti – soprattutto di via Tesio, una viuzza in zona stadio – e le due società per la presentazione del progetto di riqualificazione dell’area e di costruzione del nuovo stadio. Le società hanno detto la loro, i comitati hanno risposto come sanno: con la linea dura, stavolta sventolando le ragioni del suddetto documento UEFA.

RISTRUTTURARE? – E quindi: gli abitanti hanno ribadito quelli che sin dal primo giorno sono i loro baluardi. Primo: ristrutturare San Siro anziché abbatterlo (da sempre cavallo di battaglia dei comitati). Poi tutto il resto: dai problemi di viabilità alla distanza dalle case, dall’inquinamento da traffico a quello dovuto alle vibrazioni o quello visivo, sino ad arrivare alla tutela del verde e di un’acustica accettabile. Del resto, lo dice la guida UEFA: “Occorre rassicurare con grande delicatezza la comunità locale riguardo ad argomenti sensibili come l’inquinamento acustico, l’impatto di grandi masse di persone durante i giorni di partita, e la sicurezza pubblica”. La prima richiesta di spiegazioni è dunque arrivata riguardo ad un’eventuale ristrutturazione di San Siro: è proprio vero – domanda dei comitati – che non si può più ristrutturare lo stadio attuale? “Questa sarebbe la soluzione più accettabile e meno traumatica per tutti!”, asseriscono gli abitanti, senza spiegare bene perché.

TRAFFICO – Poi c’è la viabilità. Si cita quanto scrive la UEFA a pagina 38 della guida: “E’ estremamente importante condurre un’attenta analisi dell’attuale infrastruttura locale (da strade, ferrovie, metropolitane ed anche aeroporti sino alle più piccole strade pedonali) e la sua capacità di reggere l’aumento del flusso di traffico”. Una banalità, serve ai presenti all’incontro per alzare il livello della requisitoria: vogliono sapere ora, subito, come risolvere il problema dell’ingorgo fuori dallo stadio soprattutto nel periodo in cui saranno in corso i lavori, che è quello che preoccupa di più visto che poi lo stadio nuovo sarà più piccolo dell’attuale, ergo ospiterà anche meno automobili. Collegato a questo c’è il problema dell’igiene, con “i nostri cancelli, i nostri muretti, i nostri giardini”, scrivono gli abitanti, che “diventano vespasiani a cielo aperto”. E se sulle defecatio il documento UEFA non si esprime, lo fa almeno per quanto riguarda i trasporti: “Al giorno d’oggi, la maggior parte dei tifosi va a vedere la partita di calcio mediante trasporto pubblico, un trend crescente”. Qui, la domanda, la pongono al comune: cosa intende fare? Temporeggiare, per ora.

DISTANZA DALLE CASE La UEFA, a pagina 37 della sua guida, dice: “Il sito dovrebbe essere abbastanza grande da accogliere comodamente lo stadio e permettere un’agevole circolazione dei pedoni attorno al perimetro”. I residenti di via Tesio, qui, si chiedono cosa succederà nella loro via, contando che la strada dovrebbe essere chiusa al traffico e contando anche la presenza di 50/60 mila persone per strada prima e dopo la partita. Uno scenario irrealizzabile – dicono i residenti – se lo stadio dovesse essere costruito troppo vicino alle case. Anche in questo caso viene chiesto un parere al comune ma dialettica edilizia vuole che il comune non dica ancora nulla.

AMBIENTE Infine, in un’epoca dominata – checché se ne dica – da ambientalisti e temi ambientali, ecco sfilare anche tutte le problematiche, appunto, relative all’inquinamento. L’inquinamento da traffico (cioè dei mezzi che settimanalmente raggiungeranno lo stadio per le partite), quello visivo (nel senso che lo stadio sarà un colosso da 150-200 metri di larghezza, alto come un palazzo di dieci piani e costantemente illuminato) e quello acustico. Poi c’è da pensare anche alle vibrazioni sulle case, alle aree verdi, insomma il discorso ambientale è ampio: riguarda problemi più o meno di tutti i grandi stadi del mondo che siano all’interno di una città e non fuori. Non potevano mancare altri enunciati dalla guida UEFA – tutte ovvietà, tipo che “il rumore proveniente dallo stadio può rappresentare una preoccupazione notevole per i residenti locali” – ma per il resto c’è poco altro da appuntare. Fanno domande, i cittadini (o perlomeno quei cittadini), vogliono il confronto: intanto, però, a tratti paiono pronti ad allacciarsi i guantoni da combattimento.

LA CHIOSA DI SALA – Morale: che conclusioni trarre, da questa disputa che si candida ad essere solamente un abbozzo di qualcos’altro? Nessuna conclusione, solo un paio di notarelle finali. La prima è che va specificato che la guida della UEFA sugli stadi di qualità non è un documento vincolante e non fa legge: è semplicemente un documento di linee guida che chiunque voglia operare su uno stadio o erigerne uno nuovo è consigliato a rispettare, questo per un fatto di gradimento da parte dell’UEFA. E’ comunque un documento abbastanza vago e banalotto: in sostanza chiede che gli stadi vengano costruiti bene, stando attenti un po’ a tutto. Cosa che – nel limite del possibile – è del tutto nell’interesse delle società o degli enti comunali. Il secondo appunto sta tutto nelle parole di Beppe Sala, sindaco di Milano, che ha chiosato così: “Bisogna capire quanto chi ha protestato è rappresentativo della vera volontà del quartiere…”. Un ulteriore commento, ecco, rischierebbe di essere deleterio.

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