Bonus scommesse e comunicazione: c’era davvero bisogno del Decreto Dignità

Bonus scommesse e comunicazione: c’era davvero bisogno del Decreto Dignità

Con il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 denominato Decreto Dignità, al Capo III si è¨ legiferato su misure per il contrasto del disturbo da gioco d’azzardo

di Martina Napolano, @OnlyLoveINTER

Con il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 denominato Decreto Dignità, al Capo III si è¨ legiferato su misure per il contrasto del disturbo da gioco d’azzardo. All’articolo 9 precisamente, si è¨ trattato come argomento il divieto di pubblicità per giochi e scommesse per rafforzare la tutela del consumatore, ponendo divieti a qualsivoglia forma pubblicitaria anche indiretta.

Di conseguenza la comunicazione dei bookmaker di scommesse verso il proprio pubblico è¨ cambiata ponendo meno enfasi sulle offerte promozionali.

Era davvero necessario? Sotto certi aspetti si, sotto altri no.

I giocatori che da sempre sono più incalliti, ovvero proprio quelli che vuol tutelare il decreto dignità, continuano comunque a riversarsi online ricercando nuovi bonus per scommettere sempre più. Per capirlo basta analizzare il traffico dai motori di ricerca di aggregatori di bonus per scommettere, che sembra non rallentare anzi, cresce mese dopo mese.

Dall’altra parte, è¨ stato doveroso farlo in quanto nonostante esista da anni il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, molti titolari di bookmaker sembra che se ne siano infischiati quasi completamente. Se gli operatori del settore betting avessero rispettato quanto già dal 2012, lo IAP aveva regolamentato, probabilmente non si sarebbe mai arrivati alla creazione del decreto Dignità per calmierare i messaggi pubblicitari troppo spinti e eticamente scorretti nel settore betting a distanza.

Nell’art. 28 ter lo IAP fece da spartiacque alle normative, inserendo come pratica commerciale scorretta, l’incoraggiamento al gioco eccessivo fornendo agli operatori del settore betting, utilissime indicazioni su come creare campagne di comunicazione corrette.

La comunicazione dei bonus scommesse

Come affermato in precedenza, prima del decreto dignità, lo iap già dal 2012 aveva dato direttive su come bookmakers e affiliati, dovevano gestire la comunicazione con i clienti elencando 11 punti. Ad esempio, quando si crea una pagina web volta a proporre apertura di conti gioco sfruttando bonus di benvenuto, non solo non bisogna incoraggiare con l’uso di immagini e testi l’iscrizione, ma non bisogna negare i rischi certi che porta un gioco incontrollato. Inoltre bisogna far si che chi si registra presso un bookmaker per ricevere un bonus sia consapevole e abbia chiare le modalità per fruire dell’incentivo.

Oltre a questi punti, lo iap cercò di regolamentare pratiche di comunicazione meno etiche, eliminando la possibilità di proporre il gioco attraverso l’ottenimento di bonus come fonte di guadagno, risoluzioni a problemi finanziari ed altre cose simili.

Al punto 5 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale in vigore dal 6 aprile 2013, si legge che è¨ vietato “indurre a ritenere che l’esperienza, la competenza o l’abilità del giocatore permetta di ridurre o eliminare l’incertezza della vincita o consenta di vincere sistematicamente”. Questo punto vuole tutelare i consumatori più esperti, o che si credono tali solo perché¨ hanno dimestichezza con le scommesse a distanza e fanno incetta di bonus di benvenuto, con la falsa certezza di poter trasformare un divertimento in un guadagno sicuro.

Ecco perché¨ nel 2020 gli aggregatori di bonus per scommettere si stanno tutti trasformando in siti di recensioni, che sfruttano le pagine web dedicate non più per convincere l’utente a fruire di un bonus di benvenuto, ma di avvisarlo dei rischi derivanti dalla sua scelta di giocare.

Il Decreto Dignità tutela davvero il pubblico debole?

E’ definibile come pubblico debole, la totalità dei soggetti che per condizioni anagrafiche o psicologiche sono maggiormente esposti a rischi per inconsapevolezza o per patologia.
Il Decreto Dignità nel settore del gioco a distanza dunque, non vuole tutelare persone più o meno esperte nel betting, ma chiunque.
Proprio per la prevenzione e il contrasto delle ludopatie e ai disturbi da gioco d’azzardo (DGA), si fa leva sul principio di lealtà già nel Codice di autodisciplina Pubblicitaria in un modo più ampio. Ovvero lo IAP include ogni gioco a distanza mentre il Decreto Dignità non vieta la pubblicità delle lotterie nazionali. Oltre a ciò, per quanto riguarda le lotterie istantanee, nell’art 9 bis del decreto Dignità si legge semplicemente che i tagliandi delle lotterie istantanee devono recare messaggi in Italiano sia sul fronte che sul retro, con parole che ricordano i rischi connessi al gioco d’azzardo.

Infine, nell’articolo 9 comma 1 del decreto Dignità, si pongono veti “fermo restando” quello che recitano i commi 4 e 5 dell’articolo 7 del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158. Nei quali si vieta in modo ampio “solo” se si verifica una delle seguenti condizioni nella promozione su qualunque mezzo:
– incitamento al gioco
– minori
– assenza di disclaimer

Quindi ne vien fuori che il gioco a distanza resta legale, così come la promozione che non incita, non si rivolge a minori e mette in evidenza i rischi del gioco.

In conclusione, a nostro avviso è sempre importante tutelare il pubblico debole, e dunque ben vengano decreti legge che bloccano pratiche di comunicazione poco etiche, e perché le persone spesso sono inconsapevoli di soffrire di disturbi da gioco d’azzardo. Ma non solo quelli che scommettono online, anche chi gioca alle lotterie istantanee.

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