Accadde Oggi – 2010, l’Inter riscrive il 5 Maggio: Roma sconfitta all’Olimpico. È il primo passo verso il Triplete!

Accadde Oggi – 2010, l’Inter riscrive il 5 Maggio: Roma sconfitta all’Olimpico. È il primo passo verso il Triplete!

Otto anni dopo il dramma dell’Olimpico i nerazzurri fanno il primo passo ufficiale verso il triplete

di Pasquale Formisano, @Formigoal

Per otto lunghi anni la data 5 Maggio è stata, sul calendario di ogni interista, una giornata del tutto infausta. La ferita nel cuore di tutti i tifosi è rimasta aperta per molto tempo, non solo per il traguardo sfumato all’ultima sterzata, ma anche per la situazione che si era venuta a creare, per quello che poteva essere e non era stato anche negli anni strettamente successivi, perché quella vittoria avrebbe potuto significare, per la tipologia di uomini che si aveva a disposizione, l’apertura di un ciclo, che sarebbe potuto essere addirittura più prolifico di quello successivo.

Per rompere una maledizione ci vuole l’uomo giusto, il posto giusto e il momento giusto.

E ovviamente l’occasione è il 2010: il momento è giusto, perché è una finale secca e si gioca proprio il 5 maggio, il luogo è il migliore possibile, perché si tratta proprio dello Stadio Olimpico, e l’uomo giusto è Josè Mourinho, un Clint Eastwood della panchina, ingaggiato per un lavoretto.

E per una grande data ci vuole anche un grande avversario, e la Roma di Ranieri è un avversario di quelli tosti, perché la squadra giallorossa non solo è ancora in corsa per strappare all’Inter anche lo scudetto, superando addirittura in classifica la squadra nerazzurra per due settimane, ma ha anche battuto gli uomini dello Special One nello scontro diretto in campionato, giocato sempre all’Olimpico.

Ranieri sa che serve l’impresa, la partita perfetta, da regalare al proprio pubblico per alzare al cielo della capitale il primo trofeo della stagione, sperando poi in un passo falso dell’Inter per poter conquistare anche l’altro, il più importante, il più sognato; dall’altra parte della barricata Mourinho, con una finale di Champions conquistata, pretende da tutto l’ambiente calcistico quel rispetto che non gli viene riconosciuto. Il match dei nerazzurri è stratosferico: la Roma prova a buttarla sull’agonismo, ma sfidare l’Inter del 2010 sul piano della determinazione è un errore mortale; l’imbucata filtrante di prima e in no look di Thiago Motta è una delizia calcistica da assaporare lentamente, il fendente di Milito all’incrocio è invece una fucilata che manda al tappeto i capitolini. Non bastano le botte da orbi, come il calcione di Totti a Balotelli, né ogni altra tipologia di colpo di scena. La virata non arriva, la coppa prende la direzione di Piazza Duomo.

Otto anni dopo, nello stesso stadio ma in condizioni decisamente diverse, l’Inter riscrive verso per verso il 5 Maggio. E chiude definitivamente il primo capitolo della più esaltante trilogia nella storia del calcio italiano. Javier Zanetti, che c’era già nel 2002, alza un trofeo che profuma di liberazione, sportiva e spirituale.

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