ANGOLO TATTICO-Napoli-Inter

ANGOLO TATTICO-Napoli-Inter

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Siamo alle solite, in termini di risultato e di gioco. L’Inter non cambia marcia neanche al S. Paolo dove rimedia la quinta sconfitta consecutiva, ma , statistiche a parte, preoccupa la totale assenza di idee evidenziata ancora una volta dall’undici di Ranieri. 4-3-1-2 MA SOLO SULLA CARTA– Lo schema predisposto dal testaccino prevede Wes dietro Milito e Forlàn, centrocampo a tre con Zanetti, Stankovic e Cambiasso e Faraoni terzino destro in luogo di Maicon. Contro il centrocampoi a cinque di Mazzarri l’inferiorità numerica è logica conseguenza. Se alla freddezza dei numeri aggiungiamo la differenza di dinamismo tra le due linee mediane il gioco è fatto: Inter in sofferenza, Napoli per lunghi tratti padrone del campo. Nagatomo e Faraoni sono letteralmente in difficoltà sulle sovrapposizioni di Maggio e Zuniga e quel che è peggio, neanche l’arma del contropiede affidata a due punte non certo guizzanti per caratteristiche come i due Diego nerazzurri è assolutamente sterile. Tanta troppa improvvisazione in casa Inter e se la testa non gira l’organizzazione di gioco diventa una chimera. Fa specie la mancanza di appoggio in avanti da parte dei centrocampisti più preoccupati di tenere la posizione che di inserirsi da dietro, con lo stesso Sneijder spesso e volentieri lontano 30 metri da De Sanctis e mai in grado, eccezion fatta per una punizione dal limite, di rendere più emozionante la gara del pacchetto arretrato partenopeo.

RIPRESA E SI TORNA ALL’ANTICO– Fuori Sneijder e Forlàn dentro Pazzini e Cordoba con Faraoni  avanzato a destra per il più classico dei 4-4-2. Niente di nuovo sotto il sole, maggior copertura degli spazi e tentativo di rendere meno agevole il compito del Napoli nella zona nevralgica del campo. Altro modulo ma Inter ugualmente passiva. Quando Lavezzi spacca la partita su un errore di possesso palla dei nerazzurri nessuno può recriminare nulla. Niente di eccezionale, sia chiaro, lo spettacolo messo in scena dagli uomini di Mazzarri, ordinati ma nulla più, vivi, questo sì quanto basta per superare una squadra lungi dall’essere anche lontanamente un collettivo. L’espulsione nel finale di Aronica potrebbe risvegliare dal torpore i nerazzurri, ma la molla non scatta neanche in superiorità numerica che risulta essere ben poca cosa di fronte alla paura di perdere. Inibiti, contratti e senza orgoglio, i pezzi del Triplete sono ormai cocci di un giocattolo rotto, passato di moda e Ranieri un condottiero poco avvezzo a modificare la sua inclinazione naturale al difensivismo, all’equilibrio come Dogma assoluto in assenza però di un impianto di gioco degno di questo nome. Recuperare il senno è comunque l’imperativo, per numeri, moduli e condizione fisica occorrerà aspettare l’anno prossimo sempre che si voglia ricominciare da un progetto coerente di uomini e gioco.

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