EDITORIALE – Equivoco Kondogbia

EDITORIALE – Equivoco Kondogbia

Torna il consueto editoriale del lunedì sera, stavolta incentrato su un problema che prima era solo sotterraneo e adesso è invece manifesto: Geoffrey Kondogbia

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Di equivoci ce ne sono stati una caterva nell’ultimo lustro interista. A contarli tutti si farebbe senz’altro notte. In questo momento storico, tuttavia, Frank de Boer sta provvedendo a scioglierne alcuni ma di altri non è ancora venuto a capo e, di questi, il principale è Geoffrey Kondogbia.

La sua storia recente la conoscono tutti: arrivato per più di 30 milioni di euro lo scorso anno, convinto da Mancini, perno sulla carta imprescindibile del nuovo progetto Inter. Ora è difficile dire cosa abbiano visto il Mancio e in misura minore Ausilio nel centrocampista francese ma il sospetto che l’equivoco nasca assieme al suo approdo ad Appiano Gentile viene perché, negli ultimi quindici mesi, le prestazioni di livello assoluto di Kondo si contano sulle dita di una mano (quelle accettabili sono decisamente di più ma – nel complesso – il voto si aggira attorno a un sei non proprio pienissimo).

Considerato fin dal principio un “rinforzo di qualità” più o meno da chiunque, nessuno ha mai puntualizzato che Konogbia è, facendola semplice e riducendo il giocatore ai minimi termini, soprattutto un uomo di quantità dotato però di mezzi tecnici superiori alla media per il ruolo. Cosa significa? Semplicemente che il francese ha il primo dei suoi due punti più forti nel corpo a corpo, nell’interdizione, nel rubare palloni, “ripulirli” e consegnarli ai compagni più abili di lui nel palleggio o nell’impostazione. Forse, quando è arrivato a Milano, qualcuno si è convinto che fosse invece una sorta di Yaya Touré in potenza ma l’ex Monaco e Siviglia non ha affatto le caratteristiche universali dell’ivoriano.

Il secondo punto forte del francese è la sua capacità di raccordare difesa, centrocampo e attacco grazie alla sua capacità di uscire in dribbling e coprire così buone porzioni di campo palla al piede, lanciando il contropiede. Di fatto, tra Siviglia e Monaco, Kondogbia è arrivato in Italia da due esperienze che condividevano la filosofia di fondo: avere una squadra compatta, ordinata e solida che fa affidamento soprattutto sulle ripartenze. Entrambe le compagini (e leggendone le rose appare chiarissimo ancora oggi) contavano i loro migliori elementi dalla cintura in su e non erano celebri per il loro palleggio o il loro dominio del possesso.

Nel nulla cosmico che era la tattica di Mancini, uno dei pochissimi dettami della squadra era la conservazione del possesso nonché la disposizione al fraseggio: non proprio il contesto ideale per Kondogbia, sicuramente molto più a suo agio con pressing e ripartenze che non con un calcio di posizione (per quanto appena accennato e molto frammentario). Con de Boer, che il calcio di possesso e di posizione lo sa fare sul serio, la condizione del 23enne Geoffrey è ancora più precaria e il suo spaesamento nella sfida col Bologna – e tutto sommato anche con l’Empoli – è quindi più facilmente comprensibile. È interessante notare che, invece, l’ex Monaco si fosse distinto in positivo nella trasferta contro il Chievo, quando l’Inter si è schierata con un 3-5-2 molto sterile che ha agevolato il fatto che la gara diventasse molto fisica e “guerresca”, un contesto in cui il francese può dire la sua con ben più facilità.

Il punto adesso è: cosa fare di un asset costato tanti soldi ma che, probabilmente, non ha poi tutto questo senso in rosa alla luce dei desideri tecnico-tattici di de Boer? È una questione complessa, non c’è niente da fare. Perché, considerando Kondo un uomo di rottura, diventa palese che il suo impiego diventa impossibile assieme a Medel o Melo – l’Inter ha dimostrato di aver bisogno almeno due palleggiatori in mezzo per rendere al meglio – ma, al contempo, è difficile pensare a un centrocampo che veda in campo Banega, João Mário e Kondogbia tutti assieme perché al francese mancano le capacità di copertura del Pitbull.

La sensazione è che l’equivoco che riguarda il numero 7 interista non si sbroglierà molto presto e la squadra sembra – dati alla mano – non avere poi tutto questo bisogno di lui. Ma può l’Inter cestinare Kondogbia come se nulla fosse? Ovviamente no, specialmente considerando che ci sono altri corpi molto più estranei di lui ancora in rosa (Jovetić su tutti ma non solo). Inoltre non va dimenticato che sono tutto sommato pochi i centrocampisti in lista UEFA – senza nemmeno menzionare il problema Brozović – e trovare una collocazione sensata a Kondo è quasi obbligatorio per poter garantire ai giocatori un minimo di turn over in campionato.

Frank de Boer ha in mano una brutta gatta da pelare (prima di tutto tatticamente ma, dopo ieri, anche la situazione ambientale non dev’essere al top) però il mister olandese non dà l’idea di volersi rassegnare senza fare nulla di fronte alla situazione e siamo certi che sta già pensando a come risolvere il problema. Sempre che il buon Kondogbia stavolta lo ascolti, naturalmente. Anche perché mai, prima d’ora, il buon proseguimento della sua carriera era stato messo così in discussione.

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