FOCUS – La dura legge del 2-1

FOCUS – La dura legge del 2-1

Focus dedicato ad un risultato particolarmente ricorrente in questa prima parte di stagione, il 2-1. Coincidenza o dato emblematico?

I numeri ed il calcio, si sa, tendono sempre più spesso ad incontrarsi. Statistiche, percentuali e dati legati al rendimento di ogni singolo giocatore a disposizione sono ormai strumenti imprescindibili per gli staff dei principali coach europei, sempre più attratti dalle combinazioni numeriche in qualche modo connesse al rendimento della squadra allenata. L’inizio di stagione nerazzurra, coincidente con i famosi 84 giorni di Frank de Boer sulla panchina interista, è stato più volte contraddistinto da un risultato ricorrente che, se letto sotto la giusta luce, può divenire la cartina tornasole di questo inizio di stagione. Terminare una gara per 2-1 può voler dire tutto e nulla: ci sono 2-1 convincenti, dove un calo di concentrazione su un calcio piazzato al novantacinquesimo minuto macchia impercettibilmente una  prova quasi perfetta e destinata a terminare con un perentorio 2-0; ci sono 2-1 casuali, dove, dopo un dominio lungo un’intero match con doppio vantaggio iniziale, si subisce la doppia beffa sulle due uniche occasioni concesse, un altro grande classico; ci sono infine i 2-1 nerazzurri, tante volte simbolo di sofferenza ed instabilità, più emotiva che tattica, tale da far venire meno qualsivoglia forma di equilibrio ragionato. In questa prima parte di stagione, il 2-1 o l’1-2 hanno presentato il conto per ben 7 volte, sei sotto la gestione de Boer ed una sotto quella Vecchi. Nello specifico, per tre volte è stato un risultato positivo mentre per 4 negativo, contraddistinguendo la metà delle totali sconfitte stagionali tra campionato e coppa.

Un risultato che connota poca stabilità, dicevamo: sin dal primo 1-2 stagionale, quello di Pescara, notiamo come il risultato sia arrivato dopo una gara molto particolare ed a tratti confusa. Il vantaggio iniziale dei padroni di casa, protagonisti di una buona prova, viene repentinamente ribaltato dalla prima doppietta stagionale di Mauro Icardi, già ai tempi uomo gol imprescindibile della banda di de Boer. L’1-2 in questione rientra in quella categoria di risultati capaci di legittimare una prestazione tutto sommato positiva in un match molto gradevole ma che, fino all’ultimo secondo, ha rischiato di essere una beffa totale. Da questo primo 2-1 l’Inter, artefice in quella sola gara di ben diciotto tiri totali, dei quali dieci nello specchio, connota le prime difficoltà nel concretizzare la gran mole d’occasioni create rischiando di compromettere il buon esito della trasferta. E’ un 2-1 che di fatto apre il cerchio della poca concretezza che ha poi di fatto segnato in maniera imprescindibile l’intero percorso nerazzurro dell’allenatore olandese. Stesso tipo di gara e stesso tipo di 2-1 è stato l’ultimo interno firmato de Boer contro l’arcigno Torino di Mihajlovic: anche qui tanta sofferenza fino al gol liberatorio di Icardi, tale da legittimare una prova comunque positiva ma che, senza quel lampo da fuoriclasse, sarebbe stata negativa ed avrebbe compromesso un percorso già di suo parecchio complesso.
Il 2-1 più importante di questo inizio di stagione, probabilmente anche il più emblematico, è quello interno contro la Juventus. Successo di concretezza e sofferenza, nel senso migliore del termine, inteso come capacità di saper soffrire e di legittimare una prestazione a senso unico per l’intera durata dell’incontro. Fu un 2-1 d’abnegazione, convinzione e coesione, giunto come coronamento di un impegno collettivo capace di superare, seppur di poco e con un risultato sofferto, la squadra più forte del campionato.
L’altra faccia della medaglia sono invece i 2-1 contro Atalanta – Cagliari e Southampton, squadre capaci di domare contro ogni attesa un’Inter sempre più disunita e meno convinta. Filo conduttore di tutti e tre gli incontri è senza dubbio stata la poca capacità dei nerazzurri di assestare il match su un equilibrio collettivo in grado di garantire una prestazione quantomeno sufficiente: ai vantaggi iniziali contro gli inglesi e gli isolani seguirono due doppie ed evitabilissime beffe, contraddistinte anche e soprattutto da errori individuali tali da compromettere l’inerzia degli incontri. Diversa, invece, la situazione di Bergamo, dove il pareggio di Eder durò soltanto pochi minuti a causa della solita ed a tratti incontrollabile gestione delle gare. In mezzo sta invece il più sincero e genuino tra i 2-1 di inizio stagione, quello contro la Roma. Una gara che poteva finire in tutti i modi, da 1-0 a 4-4, giocata su ritmi altissimi ed a tratti forsennati. Fu un’Inter attiva e reattiva, protagonista, probabilmente, della miglior partita stagionale sotto il punto di vista del gioco, dove creò tanto e concedette altrettanto. E’ senza dubbio il più distante dagli altri, meno sintomo di insicurezza e precarietà e più frutto di un match spettacolare e combattuto, ma comunque un 2-1 che contribuisce a sostenere la curiosa statistica di questa prima parte di stagione interista.

Il precario equilibrio del 2-1, risultato che per eccellenza connota sofferenza, è lo specchio di un inizio difficile ed inevitabilmente condizionato da una condizione emotiva che denota una tenuta mentale non ottimale. Riuscirà la nuova Inter a sconfiggere la legge del 2-1?

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