EDITORIALE – Il tempo delle favole

EDITORIALE – Il tempo delle favole

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La scorsa settimana ci eravamo lasciati con la speranza che la squadra ricominciasse da tre, una malcelata voglia di emergere dal torpore degli ultimi mesi per proiettarsi con la mente e con il cuore verso un orizzonte tanto lontano quanto indefinito. Le due importantissime vittorie di Genova e Cesena rendono quest?orizzonte un po’ meno lontano e solo mercoledì sapremo se la squadra avrà compiuto il tris che noi tutti le chiedevamo. Nel frattempo ci è lecito però fare alcune considerazioni. IL PRINCIPE RANOCCHIO/A ? La partita del Manuzzi ha confermato luci e ombre di quest?ultimo periodo, emerge in particolare la scarsa incisività del reparto offensivo a cui fa da contraltare una solidità difensiva che non si vedeva ad Appiano dai tempi di Mourinho. Milito e Pazzini si confermano non essere al momento gli animali d?area di rigore di cui la squadra ha bisogno, quei geni calcistici che con le loro giocate possano risolvere le partite nei momenti più caldi. Dalla loro hanno però l’attenuante che con i pochi ? quasi nulli ? palloni giocabili che arrivano dalle proprie parti non hanno possibilità di esprimere i propri rispettivi potenziali, che l’assenza di un ispiratore come Sneijder pesa e parecchio e che sicuramente a loro non potrà essere avanzata alcuna recriminazione dal punto di vista dell’impegno, Milito in primis. Se c’è un attacco che piange, c’è una difesa che ride. Uno Julio Cesar che è tornato a livelli eccelsi come non si vedeva da tempo, un Ranocchia che non fa segnare e in più segna, un equilibrio ritrovato che sancisce un?imbattibilità che dura da 273? e che fuori casa raggiunge quota 337?. Ma il dato che emerge prepotentemente è un altro: Ranocchia è stato il dodicesimo giocatore a segnare in quindici giornate di campionato. In questo periodo la macchina bellica nerazzurra  non ha un leader trascinatore ma un esercito compatto che colpisce con tutti i suoi effettivi. E? da considerare un bene o un male? Probabilmente entrambi ma ciò che è certo è che questa è una risorsa da non sottovalutare perché può alla lunga portare a risultati inattesi, vedi Italia campione del mondo 2006. IL MAGO DI OZ ? Se Diego e Andrea in campo stanno recitando la storia del Principe ranocchio o del Ranocchia principe (scegliete voi il punto di vista), stiamo in generale tutti noi assistendo anche a un?altra fiaba, quella del Mago di Oz. Ranieri da persona intelligente quale è ha un grande merito, ha infatti capito che in una situazione in cui riversava la squadra la prima cosa da fare era una: non prenderle. Sistemata la difesa si può così ora iniziare a lavorare sull’attacco e i rientri di Sneijder e Forlan più ? si spera ? qualche operazione nel mercato di gennaio daranno la possibilità di risistemare una fase offensiva che appare attualmente ingolfata. In Italia le squadre che vincono i campionati sono quasi sempre quelle che concludono la stagione con la difesa meno battuta con buona pace degli esteti, ovviamente tutti noi amiamo il bel calcio ma a volte e in determinate situazioni è più prezioso vincere 1-0 a Genova o Cesena piuttosto che perdere 4-3 a Palermo. Arrivato in un?Appiano travolta da un ciclone di problemi, Ranieri ha avuto e ha il merito di rispondere ai problemi con una sola strategia: il lavoro. A lui e alla squadra sono state rivolte tante critiche come la mancanza di coraggio, cuore e cervello proprio come ai famosi personaggi del romanzo di Lyman Frank Baum ma nonostante tutto ciò e a un passo dal baratro essa ha avuto la forza di reagire come solo le grandi squadre sanno fare; e sicuramente a questo gruppo dopo tanti anni si può dire di tutto fuorché che non sia grande. Con il tempo e con il lavoro i nerazzurri hanno dimostrato di avere un grande cuore e che quando le gambe non girano si possono vincere le partite anche con il cervello, ora si chiede quella definitiva presa di coraggio che sancisca l’avvenuta metamorfosi da anatroccolo a cigno. Sì, coraggio, perché solo con esso si potrà percorrere la Strada di mattoni gialli che conduca non alla Città di Smeraldo ma a un qualcosa di molto più grande. Ciò che sembrava utopico dista ora solo pochi punti, per la squadra è giunto il momento di provarci e nulla impedisce di tentare la più pazza delle favole. E se il finale non sarà a lieto fine non la incolperemo mai di aver tentato, ugualmente tutti noi infatti vivremo insieme felici e contenti.

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