FOCUS – Un derby speciale

FOCUS – Un derby speciale

felipe melo capi di milano

Inutile specificare agli appassionati delle due sponde del calcio milanese l’importanza di una gara come il derby, totalmente diversa dalle altre trentasei del calendario. Una gara contraddistinta da una tensione particolare, di quelle decisamente piacevoli, contornata da un’attesa iniziata soltanto sei giorni fa ma apparentemente lunga più o meno una vita.
Domani, per la seconda volta, sarà nuovamente il turno di Inter e Milan, di Mancini e Mihajlovic ma soprattutto della Milano in difficoltà.
Difficoltà differenti unite da un unico invisibile filo conduttore chiamato pressione, che per motivi diversi si trasforma in catena d’acciaio e circonda gli arti di due squadre che in questo momento non sono serene.
Il mercato estivo di entrambe le compagini, condito dal derby per Kondogbia a suon di rilanci milionari, aveva aperto le porte ad un’annata differente, ipotizzata sulla base delle due squadre in lotta sin da subito per la testa della classifica. Non è stato così, o meglio, non lo è stato in parte. Se il Milan sin da subito ha mostrato continue amnesie a livello caratteriale e di gioco sciogliendosi come neve al sole dinanzi ad avversari abbondantemente alla portata, l’Inter, nonostante i tanti punti raccolti durante un arrembante inizio di stagione contraddistinto più dall’efficienza che dallo spettacolo, ha peccato di mancata continuità soprattutto nelle gare più delicate della stagione come l’ultima del girone d’andata e l’andata della semifinale di Tim Cup contro la Juventus.
Analizzando il percorso ed i momenti di entrambe le squadre, il derby di domani sembra quasi cascare a pennello: oltre al peso specifico della gara, storicamente contraddistinto dalla piacevole adrenalina che soltanto una stracittadina può regalare, può improvvisamente e clamorosamente trasformarsi una gara trampolino in grado di spingere verso l’alto due squadre che hanno bisogno di tornare a vincere per riprendere al meglio una marcia ancora lunga e faticosa verso le zone alte della classifica. Errato e terribilmente da ingenui pensare che Inter e Milan non lottino per gli stessi obiettivi: due campagne estive abbastanza simili e volte a riportare in alto i due team, una autofinanziata da cessioni d’élite dopo una stagione inimmaginabile nemmeno ai più pessimisti, l’altra da un progetto volto a fronteggiare l’esclusione dalle coppe, non esattamente un motivo di vanto per chi per più anni è stato conosciuto come Il club più titolato al Mondo. È un derby da sei punti, che già alle prime battute del girone d’andata può quasi delineare un clamoroso verdetto in grado di durare fino a fine stagione: se l’eventuale sconfitta nerazzurra allontanerebbe ancor più il treno delle tre belle e convincenti capofila candidate alla Champions League, quella del Milan chiuderebbe quasi definitivamente le speranze di qualificazione alla coppa  dalle grandi orecchie dei rossoneri, a quel punto distante ben undici punti dai cugini, nemmeno certi di essere terzi con una vittoria.
Ed il pareggio? Sostanzialmente non servirebbe a nessuna delle due squadre e procrastinerebbe di sette giorni l’agonia dei due team in vista di una vittoria che possa quantomeno lubrificare i meccanismi mentali delle due rose.
Guai ad esagerare con la foga: vero, importante vincere ma ancor più importante non perdere, ed è per questo che l’ipotesi di una gara prudente almeno nelle battute iniziali non è assolutamente da escludere. Sarà invece sin dall’inizio una gara di grande sacrificio per tutti i ventidue in campo: entrambi gli allenatori hanno infatti manifestato a più riprese la necessità di un calcio dispendioso e collettivo, spesso diretto a colmare una serie di lacune tecniche che hanno contraddistinto l’inizio di stagione delle due squadre, specialmente nelle due linee mediane. Tatticamente dovrebbe essere 4-3-3 contro 4-4-2, una partita a scacchi tra due squadre con caratteristiche differenti nonostante alcuni tratti comuni. Le parole di Roberto Mancini nella conferenza pre-derby hanno confermato la possibile presenza dal primo minuto del nuovo acquisto nerazzurro Eder, ennesima freccia offensiva a disposizione della già ricca faretra del tecnico jesino: la storia recente ci insegna che gli esordi nella stracittadina possono dar vita a prestazioni incise a fuoco nella storia nerazzurra, su tutte quella di Sneijder nell’estate del 2009, giunto in nerazzurro da nemmeno ventiquattro ore e subito decisivo in campo. Dall’altra parte sarà invece la grande occasione di un ormai continuo e convinto Carlos Bacca, leader tecnico di una squadra costantemente appesa alle folate offensive del colombiano, in rete anche nell’ultima uscita degli uomini di Sinisa Mihajlovic contro l’arcigno Empoli di Giampaolo. Sarà anche Bonaventura contro Kondogbia, un quasi interista contro un quasi milanista, passati poi alla sponda opposta da quella pronosticata grazie a due veri e propri colpi di coda degli uomini mercato delle società.
Tutti gli elementi a disposizione aprono le porte ad un faccia a faccia equilibrato e prezioso, impreziosito dalla sempre elegante e nostalgica Scala del Calcio, interamente esaurita per l’occasione.
Sarà un derby speciale, un derby un po’ meno sfarzoso e stellare del passato, ma sicuramente più operaio ed emotivo. Una gara non per pochi ma per tutti, pronta a pesare per tutto il resto di una stagione ancora nel pieno del suo svolgimento ma con i riflettori accesi su una tappa fondamentale.

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