FOCUS – La teoria dei fiocchi di neve

FOCUS – La teoria dei fiocchi di neve

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di Fabri Mendes. Contrariamente alle apparenze un derby non dura solamente novanta minuti poiché il triplice fischio dell’arbitro dà in realtà il via a un lunghissimo post partita che può durare settimane, mesi o nei casi più estremi anche anni. Titoli nei giornali, chiacchiere al bar o in metropolitana, discussioni in studio che riempiono ore ed ore di palinsesti televisivi e che mirano ad analizzare ogni aspetto della stracittadina, a trovare un eroe da innalzare e un colpevole da condannare. Come tradizione vuole anche l’ultimo derby della Madonnina è stato ricco di emozioni, polemiche ed episodi, una partita che sicuramente lascerà il segno e che tra i vari protagonisti ne ha visti due, uno in panchina, l’altro a Madrid. LA TEORIA DEI FIOCCHI DI NEVE – Si dice che non esistano al mondo due fiocchi di neve identici, che nella loro forma così regolare si presentino in realtà delle caratteristiche uniche per ognuno di essi. Inutile provare a fare comparazioni perché per quanto possano apparire uguali da lontano essi in realtà visti da vicino sono diversi, e solo chi non si limita a una vista superficiale può ben notare come ognuno di essi sia unico. Come nella teoria dei fiocchi di neve anche ogni persona per quanto possa avere delle esperienze in comune con altre presenta in realtà delle caratteristiche uniche. E’ vero, si possono riscontrare talvolta delle similitudini, ma queste non sono destinate che a sciogliersi  sotto al sole delle migliaia di differenze. Due protagonisti dicevamo, uno in panchina e l’altro Madrid, Andrea da Roma e José da Setubal, due storie così diverse ma che ci si ostina a voler paragonare. Scaramanzia, speranza di rivivere un’indimenticabile esperienza, i lettori sono invitati a chiamarla come vogliono ma sta di fatto che stiamo assistendo all’ennesimo tentativo di far indossare a qualcuno la maschera del portoghese, dimenticando che – come la teoria dei fiocchi di neve insegna – ognuno in realtà ha caratteristiche uniche e che ogni tentativo di confronto non sia nient’altro che una forzatura. DUE STORIE DIFFERENTI – Se a fare un paragone tra i due allenatori si è messo pure il numero 1 nerazzurro Massimo Moratti, sicuramente qualche caratteristica in comune ci sarà. La dedizione al lavoro, l’intelligenza, la cura dei dettagli; tante le peculiarità che hanno fatto sì che Stramaccioni venga paragonato al tecnico portoghese, doti queste che vanno certamente riconosciute a entrambi ma che sicuramente non sono una prerogativa dei due. Troppe le differenze per poterle analizzare una a una, troppo diverse le storie di chi all’Inter è già arrivato come allenatore affermato e chi invece non aveva mai allenato una squadra professionista, di chi ha preso in mano un gruppo che era già vincente e chi invece si è trovato a che fare con una squadra vecchia e in ginocchio. Già queste poche cose basterebbero per capire che è ora di smetterla di fare paragoni forzati e per essere coscienti che i tempi sono maturi per cercare nuovi condottieri riconoscendo loro caratteristiche proprie e non affibbiando un’etichetta già vista e irriproducibile. SI VIENE E SI VA – Ogni allenatore ha fatto e continuerà a fare storia a sé, in una trama dai comuni colori nerazzurri ognuno avrà però un epilogo differente. Qualcuno vince, qualcuno perde, è bello anche per questo. Mourinho ha dovuto vincere un campionato e rivoluzionare la squadra nel mercato estivo del 2009 per veder finiti i paragoni con Mancini, speriamo che Stramaccioni abbia bisogno di meno tempo e fatiche. Ciò che farebbe bene a tutti, dai tifosi agli organi di stampa, è  infatti smetterla con la forzata ricerca del paragone e di concentrarsi su ciò che si è anziché su ciò che si è stati. L’era Mourinho è chiusa già da un pezzo mentre quella di Stramaccioni è agli albori, due percorsi diversi ma soprattutto unici, proprio come due fiocchi di neve. Per uno che va ce ne sta uno che arriva e un giorno terminerà pure l’avventura di Stramaccioni per farne spazio a una nuova, ciò che resterà però – non dimenticatelo mai – è l’Inter. Perchè i fiocchi di neve sono sì molto belli, ma destinati inesorabilmente a sciogliersi. Di nevicare però non smetterà mai. Fabri Mendes Segui @fabri_mendes

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