Cordoba a 360°: “L’Inter una famiglia di affetto e di valori. Quella volta a Mou dissi…”

Cordoba a 360°: “L’Inter una famiglia di affetto e di valori. Quella volta a Mou dissi…”

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L’amichevole disputata sabato contro la Nazionale Indonesiana è stata di fatto l’ultima partita di Ivan Ramiro Cordoba con la maglia dell’Inter. Un’altra bandiera nerazzurra lascia il calcio per sedersi dietro una scrivania della società. Il colombiano ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Repubblica in cui sono state toccate tante tematiche interessanti, tra cui anche il suo addio.

Si è cominciato proprio commentando le sensazioni provate durante l’ultima partita da lui giocata, l’amichevole in Indonesia. Ivan ha svelato di aver realizzato davvero durante la gara il suo addio al calcio giocato pensando “questo sarà il mio ultimo fallo, il mio ultimi scatto, il mio ultimo anticipo”. Inoltre ha poi raccontato che il Capitano Zanetti quando è stato sostituito gli ha lasciato la fascia da capitano che ora ha con se’.

L’intervista prosegue e si sofferma sul motivo per il quale il colombiano ha scelto di lasciare il calcio giocato. Cordoba ha affermato di aver preso questa decisione per i problemi continui di cui risente alla caviglia e al ginocchio, che gli avrebbero potuto causare fastidi nella vita di tutti i giorni.

Si parla poi dell’ultimo derby che è stata la sua ultima presenza a San Siro. Cordoba ha dichiarato che vedere tutti i compagni di squadra indossare la sua maglia con il numero 2 è stata una sorpresa bellissima, come anche il premio consegnatogli da Moratti. Tutto questo è avvenuto perché “noi siamo così, siamo una famiglia con affetto e valori”.

Un pensiero poi al presidente Massimo Moratti, definito come una mamma che “ti coccola sempre e non ti rimprovera anche quando lo meriteresti”. Ha svelato inoltre di essere approdato a Milano proprio grazie al numero uno nerazzurro che lo aveva visionato in cassetta e poi segnalato a Lippi.

Un giudizio sui compagni di squadra, di cui Cordoba ricorderà sempre oltre Zanetti, Roberto Baggio e Ronaldo.

Dopo i compagni, gli allenatori. Per Ivan i migliori sono stati Cuper, Mancini e ovviamente José Mourinho, al quale una volta, in occasione del famoso discorso duro del portoghese nello spogliatoio dopo la sconfitta pesante a Bergamo per 3-1, Ivan rispose. Ha svelato di avergli detto “che lui non doveva permettersi di parlare dei nostri trofei vinti in passato perché non c’era e non sapeva cosa era successo in Italia”. Mourinho si arrabbiò ma poi capì e quel giorno “fu costruito un pezzo dell’Inter del Triplete”.

In conclusione una battuta sul futuro ormai prossimo, che per Cordoba è la fondazione “Colombia te quiere ver”, dove vengono assistiti tanti bambini.

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