Luisito Suarez: “Avevo solo un giorno per far firmare il contratto a Ronaldo. Volai a Rio e poi in Bolivia…”

Luisito Suarez: “Avevo solo un giorno per far firmare il contratto a Ronaldo. Volai a Rio e poi in Bolivia…”

L’ex attaccante nerazzurro ha rivelato tutti i retroscena del colpo del 1997 che ha cambiato la storia dell’Inter

di Raffaele Caruso

20 giugno 1997, un giorno indimenticabile per tutti i tifosi nerazzurri. Arriva l’annuncio: Ronaldo è un nuovo giocatore dell’Inter. Il presidente Moratti lo strappa al Barcellona, pagando la clausola rescissoria di 48 miliardi (più un ulteriore indennizzo di circa 3 miliardi stabilito dalla FIFA) e mandando in delirio gli interisti. Luis Nazario de Lima, per tutti Ronaldo, con le sue prodezze andò oltre ogni immaginazione. A far innamorare del calcio e dell’Inter molti bambini fu proprio questo ragazzo brasiliano. Una carriera di alti e bassi, costellata di vittorie ma anche di brutti infortuni che però non hanno impedito al Fenomeno di imporsi nella storia del calcio.

Intervistato da La Repubblica, Luisito Suarez ha ricordato l’affare dell’estate del 1997: “Io ho fatto il tramite all’inizio, poi l’affare lo ha fatto Branchini. Ma sono andato io a fargli firmare il contratto. Lui giocava la Coppa America ’97 in Bolivia. Il ritiro del Brasile era blindato, non poteva entrare nessuno, chiunque veniva controllato. Poi mi chiamarono i suoi agenti: mi dissero che aveva un giorno di libertà e allora sono partito con i documenti: da Milano a Rio e da Rio in Bolivia. Avevamo quell’unico giorno, altrimenti rischiavamo di perderlo. Questa rigidità rischiava di farcelo perdere, c’erano altre squadre e temevamo un rientro del Barcellona”.

La firma sul contratto: “Era nervoso, era il primo vero contratto da fenomeno. Ma controllò soprattutto le cifre, quando vide che erano quelle che aveva pensato sorrise. Era contento. Barcellona? Sì, andai prima a parlarci a Barcellona, all’hotel Princesa Sofia. Lui inizialmente voleva restare lì, stava bene, una città fantastica. Ma io avevo un vantaggio: intanto ero un volto che conosceva, di me aveva anche sentito parlare in quella società, si fidava. Ho potuto avvicinarlo, raccontargli di aver fatto il suo stesso percorso, che anche ai miei tempi, quando andai dal Barcellona all’Inter, i nerazzurri non erano così conosciuti a livello internazionale. A lui è piaciuta la prospettiva di una sfida: quando stai bene, vinci tutto, hai voglia di cambiare, indipendentemente della questione economica, diventata centrale in questo periodo”.

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