Matthaus: “All’Inter portai la mentalità vincente. Con il Napoli andrebbe bene anche un pareggio”

Matthaus: “All’Inter portai la mentalità vincente. Con il Napoli andrebbe bene anche un pareggio”

L’ex campione tedesco parla dei nerazzurri, fra passato e presente, con la Beneamata che si appresta alla partita contro i partenopei, domani sera a San Siro

di Daniele Najjar, @Daniele_najjar

Entrato anche lui nella Hall of Fame nerazzurra durante la parata di stelle nerazzurre andata in scena ieri sera, Lothar Matthaus ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Il tedesco parte dalla prossima sfida fra Inter e Napoli, una partita che lui conosce bene: “Non dimenticherò mai il gol scudetto nel 1989. Allo stadio c’era un’atmosfera incredibile, soprattutto nel secondo tempo. Gol di Careca, Berti pareggia e poi… Abbiamo vinto lo scudetto non contro Ascoli o Perugia, con tutto il rispetto, ma contro il Napoli di Maradona che tra l’altro non era amatissimo soprattutto nel nord Italia”.

Ci racconti quel gol.

“Punizione centrale, Brehme aveva fatto un po’ di casino e qualcuno del Napoli non aveva rispettato la distanza. Per fortuna l’arbitro ha fatto ripetere e ho detto a Andy di non scherzare e di farsi da parte. Ho visto che tra il secondo e il terzo uomo in barriera c’era un buco e ho rischiato, mirando proprio sul muro. Impossibile dimenticare l’esplosione di San Siro!”.

Lei ha vinto di tutto. Ma quell’attimo è tra i ricordi più belli della sua carriera?

“Non solo quello, tutti e quattro gli anni interisti sono stati speciali.Avevamo una buona squadra, anche se non la migliore. Il Milan aveva un gioco piùpiacevoleperlafilosofiadi Sacchi, molto diversa da quella di Trapattoni. Venendo dal Bayern, da fuori preferivo come giocavano i rossoneri. Ma poi non abbiamo fatto il catenaccio chesembrava il marchio del Trap. Giocavamo in attacco, Serena èstato capocannoniere,avevamoladifesa meno battuta”.

Cosa crede di aver portato in quella Inter?

“La mentalità vincente. Lo stesso Bergomi, che pure aveva già vinto un Mondiale, ha spiegato che prima del mio arrivo l’Inter giocava per vincere in casa e per non perdere fuori. Avevano paura di giocare a Udine, a Pescara, a Lecce… Ho detto “non scherziamo, siamo forti e andiamo lì a imporre il nostro gioco”. E non vincevamo per1-0, ricordo un 6-0 a Bologna, un 3-0 a Pisa…».

Quello della mentalità è un problema ancora attuale, malgrado un Triplete e un avvio super in questo campionato.

“Da fuori è impossibile dare una spiegazione a quello che succede all’Inter.Con un nuovo allenatore solitamente serve tempo all’inizio, ma poi ci si assesta. Invece sta andando al contrario. E vedere quanti punti sono stati persi contro le piccole negli ultimi mesi mi innervosisce. Perché Spalletti è un grande allenatore. Forse sono i giocatori a non essere di un livello tale da starealvertice. Però devono dimostrare di essere almeno da quarto posto”.

Chi andrà in Champions?

“Per terzo e quarto posto sarà una lotta tra l’Inter e le romane. La Roma mi sembra più forte, ma la Lazio non si può più considerare una sorpresa”.

Inter senza Champions da 6 anni. Cosa ne pensa?

“La Champions è fondamenta le per i soldi, inutile girarci intorno. Si sta creando una frattura sempre maggiore tra i top club europei e gli altri. Con Serie A e Bundesliga che, a parte il Bayern,stanno perdendo i loro giocatori miglioriperché in Premier eLigacisono più soldi”.

Ma l’Inter finirà tra le prime 4?

“Ha tutto per farcela, ma è ora che lo dimostri in campo. Una vittoria contro il Napoli rappresenterebbe la svolta”.

Come finisce Inter-Napoli?

“Faccio un grande tifo, ma credo che loro siano più forti. Un 1-1 per l’Inter potrebbe essere comunque buono per tornare a credere in se stessi”.

Quale sarà la chiave del match?

«Limitare Hamsik, Insigne e Mertens: tre fenomeni. E poi non avere paura, far capire loro che li vogliamo attaccare». 

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