Milito: “Vi racconto Barça-Inter, la partita più sofferta della mia vita”

Milito: “Vi racconto Barça-Inter, la partita più sofferta della mia vita”

L’ex attaccante argentino parla anche di José Mourinho e ricorda un aneddoto

Barcellona-Inter è stata la partita più sofferta della mia vita –  l’ha detto Diego Milito durante la trasmissione Estudio Futbol in onda sul canale argentino Tyc Sports. Il Principe rievoca quella che è stata probabilmente la sconfitta più bella della sua carriera – Un match che aveva un significato speciale per tutto ciò che rappresentava. Avevamo un vantaggio da difendere e ci eravamo preparati per farlo in quel modo. Giocare al Camp Nou è già complicato in 11 contro 11, figuratevi in inferiorità numerica. Era una semifinale di ritorno, con due gol di differenza da difendere, contro il miglior Barcellona della storia, ad un passo da una finale dopo 45 anni dall’ultima vittoria dell’Inter. Inoltre quella sera non potè giocare Pandev, e quindi l’allenatore fu costretto a fare un cambio negli spogliatoi, e dopo pochissimi minuti ti ritrovi a giocare in uno in meno. All’ultimo minuto annullarono un gol a Bojan, per un fallo di mano di Tourè che generò qualche dubbio. Io dico sempre che la qualificazione ce la siamo conquistata a Milano, con un mio gol, uno Maicon e uno Sneijder. Noi lì abbiamo passato il turno, andando pure sotto con il gol di Pedro”.

L’ex attaccante nerazzurro ha belle parole anche per José Mourinho, il quale, in conferenza stampa, disse che i giocatori in campo quella sera al Camp Nou erano stati degli eroi: “Un grandissimo allenatore; lo dice il suo curriculum: ha vinto ovunque sia stato. È anche un gran gestore del gruppo, caratteristica che lo rende speciale: riesce a tirar fuori il 100% da ogni giocatore. Con lui, inoltre, ti puoi confrontare serenamente e per farvi capire vi faccio un esempio pratico: Sneijder, un giocatore fondamentale per noi, ad un certo punto stava vivendo una situazione familiare difficile. Perciò, quando c’era la possibilità di concedergli un giorno libero, José gli permetteva di lasciare l’allenamento“.

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