Zanetti: “In carriera solo due espulsioni? L’arbitro era dispiaciuto. Non dimentico da dove vengo”

Zanetti: “In carriera solo due espulsioni? L’arbitro era dispiaciuto. Non dimentico da dove vengo”

Il vicepresidente nerazzurro si è raccontato negli studi di Verissimo

di Martina Napolano, @OnlyLoveINTER
Javier Zanetti, vicepresidente dell’Inter, ha parlato a Verissimo in occasione dell’uscita del suo nuovo libro ‘Vincere, ma non solo’. Ecco le sue parole sui suoi inizi e la sua carriera post addio al calcio:
UMILTA’ – “Credo che l’umiltà sia fondamentale, sia importante la cultura del lavoro. Sognavo la carriera da calciatore ma aiutavo papà che faceva il muratore. E lui mi ha chiesto cosa volevo fare da grande e da lì è stata una spinta importante, lui e mia mamma mi hanno dato la spinta, hanno fatto tanti sacrifici per aiutare me e mio fratello e la vittoria più grande è stato quando gli ho detto che potevano smettere di lavorare, che ero diventato un giocatore professionista e potevano godersi la vita insieme a me“.
NOME – “L’ho avuto perché appena nato ho rischiato di morire e allora la mia mamma mi ha chiamato Adelmar come si chiamava il dottore che mi ha salvato la vita. Mi piaceva la squadra, ero preciso, come adesso. Il mio grembiule era sempre impeccabile perché mia mamma era precisissima. Facevo subito i compiti così poi avevo più tempo per giocare a calcio“.
 
SCOMPARSA DELLA MAMMA – “Dopo la finale che ho giocato con l’Inter in Coppa Italia. In mezzo ai festeggiamenti mi ha lasciato un messaggio in cui diceva che era orgoglioso di me, era l’ultima volta che sentivo la sua voce. Il giorno dopo mi ha chiamato papà e mi ha detto che non c’era più. E’ stato un giorno tristissimo perché ero lontano e non ho potuto parlarle. Sono partito per l’Argentina per abbracciare mio papà insieme a mio fratello. Mia mamma non c’è più ma è sempre con me“.

RAPPORTO CON LA MAMMA – “Credo fosse un rapporto con tanto amore. Quando sono arrivato in Italia loro sono venuti con me e sono stati fondamentali, tutte le volte che tornavo dagli allenamenti, vederli a casa, prendevamo il mate, ed è stato sempre un rapporto bellissimo. E’ sempre stato un rapporto molto stretto, come con mio padre, però poi hanno deciso di tornare in Argentina, a casa loro, io tornavo sempre per Natale o per le partite con la Nazionale, però proprio quella sera lì non ci siamo potuti sentire. Mio padre ha origini friulane, della provincia di Pordenone. E’ lui che mi ha spronato perché io ho avuto un’esperienza negativa: un allenatore dell’Independiente mi disse che non potevo giocare perché ero troppo gracile. E’ stata un batosta, per di più dalla squadre per la quale tifavo“.

PAULA – “Il 19 novembre abbiamo fatto 26 anni di fidanzamento. Io mi allenavo e lei giocava a basket e a fine allenamento andavo a vederla. Ci siamo conosciuti per caso grazie ad un amico in comune. Lo striscione Paula te amo? Glielo misi sotto casa, i miei amici mi aiutarono, una sera molto tardi l’abbiamo messo a posto e al amttino quando è andata a scuola, l’ha visto, però a lei non piacevano queste cose perché si vergognava. Era contenta però mi chiese di toglierlo subito, ora ce l’ho a casa lo striscione. Ora è nel mio museo, conservo tutto. Tutta la nostra storia è in un museo a casa nostra. Ci siamo sposati dopo 7 anni di fidanzamento: conoscendola, non ho fatto nulla di speciale, con la semplicità sono andato sul sicuro. Il giorno delle nozze? E’ stata una notte indimenticabile, c’erano tutti, famiglia e amici, ed è durata fino all’alba“.

CAPELLI – “Non uso nulla, solo acqua e phon. Mio padre mi diceva: “Se hai capelli a posto e scarpe lucide, quella è la tua personalità”. I miei bambini invece vogliono la cresta o tagli particolari. Cresceranno e capiranno“.

FAMIGLIA – “Tommy è un fanatico del calcio, giochiamo a casa tutte le sere. Nacho è l’intellettuale della famiglia, gli piace leggere. Sol è una principessa: le piace cantare, ballare. Paula è fotografa. Io, invece, vicepresidente. Diciamo che stiamo messi bene“.

TOMMY – “Futuro nel calcio? Non mi preoccupa il fatto che possa avere un cognome ‘pesante’ L’importante è che possa crescere con valori giusti, e sta a me e Paula educarlo in questa maniera”.

ORIGINI – “Io non dimentico da dove vengo, a volte ci accompagnano alla Fondazione Pupi in Argentina così capiscono che non tutto è dovuto. Bisogna tornare sempre alle radici perché sono i valori che caratterizzano una persona“.

ESPULSIONE – “Espulso solo 2 volte in 25 anni? C’è stata anche un episodio simpatico perché l’arbitro mi disse che era stato il primo a dovermi espellere e sembrava dispiaciuto. Gli strinsi la mano e lasciai il campo”.

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