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Lazio-Inter: calcio moderno e sacrificio

Lazio-Inter: calcio moderno e sacrificio

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di Gianluigi Valente

To be or no to be: that is the question“. Alla luce di qualche altalenante prestazione, il buon Stramaccioni e la sua Inter pongono i tifosi davanti a un interrogativo interessante: parafrasando Shakespeare, meglio trionfare con tutte le grandi e perdere con qualche piccola o non battere le grandi e vincere con tutte le piccole? Classifica alla mano, la seconda ipotesi porterebbe sicuramente qualche punto in più e tanta autostima in meno. Potrebbe allora apparire scontata  l’ipotesi ovidiana del “medium tutissimum ibis” (ovvero “al centro camminerai sicurissimo“), ma con tutta probabilità il risultato sarebbe dover immaginare lo scudetto a Piazza San Carlo o a Piazza del Plebiscito. E allora preferiamo rifugiarci in Orazio e nel suo “Carpe diem“, senza pensare tanto al futuro: domani c’è una grande Lazio da affrontare e l’unico modo per mettere d’accordo tutti sarà dimostrare di essere vivi. Perché, come direbbe qualcuno, “il risultato può essere occasionale, la prestazione no”.

LE SQUADRE – Lazio e Inter, come la maggior parte delle compagini di Serie A, non sono certo due esimie rappresentanti del gioco tutto champagne e bollicine che i tifosi poco realisti reclamano; riescono però benissimo a  interpretare un più moderno ‘calcio totale‘, molto fisico e caratterizzato da corsa e sacrificio da parte di tutti. La loro ottima posizione di classifica può essere letta come il risultato dei pochi gol subiti (17 i nerazzurri, 18 i biancocelesti: terza e quarta migliori difese) sommati al cinismo degli attaccanti. Da un lato, infatti, i due reparti arretrati titolari hanno maturato un’alchimia che garantisce sonni più o meno tranquilli a Marchetti e Handanovic e che, spesso e volentieri, rende i difensori i primi protagonisti di un’ordinata fase d’impostazione; dall’altro Milito e Klose (17 gol in due), al di là di qualche fisiologico periodo di appannamento, sono due cecchini che amano finalizzare e rendersi utili al gioco corale. E anche chi supporta le punte (vedi Hernanes, Cassano, Palacio, Candreva o Mauri) sta dimostrando di essere in grado di svolgere la fondamentale funzione di appoggio sia per i bomber che per il centrocampo.

VELENO LAZIO – La squadra di Petkovic si presenta al cospetto della vice-capolista praticamente al completo. Recuperato anche Konko in fascia destra, davanti a Marchetti dovrebbero giocare Biava e Ciani centrali (panchina, dunque, per Dias) con Radu e il francese terzini. A centrocampo, invece, i biancocelesti presenteranno il solito arsenale misto di quantità e qualità: Ledesma farà da schermo davanti alla linea difensiva, mentre Mauri a sinistra e Candreva a destra allargheranno il gioco sulle ali, con Hernanes e Gonzalez interni, alle spalle della vipera Miroslav Klose.

INTER COMPATTA – I nerazzurri, a loro volta, risponderanno con un top-11: a Roma mancheranno i non convocati Sneijder, Alvarez e Obi, ma i ‘titolarissimi’ saranno tutti disponibili. Per Stramaccioni l’unico vero dubbio è rappresentato dalla possibilità di schierare o meno il tridente: Milito e Cassano sono sicuri del posto, mentre Palacio dovrebbe partire dalla panchina. Così si prevede l’utilizzo di cinque centrocampisti: Zanetti e Nagatomo rispettivamente a destra e sinistra, Gargano perno centrale e Guarin e Cambiasso al fianco dell’uruguayano. In difesa, davanti a Samir Handanovic, confermatissimo il trio formato da Juan Jesus, Samuel (al rientro dopo la squalifica) e Ranocchia.

LE NOVITA’ DI PETKOVIC – A differenza dei nerazzurri, negli uomini che scenderanno in campo la Lazio non è cambiata tantissimo rispetto alla scorsa stagione. C’è stata però una trasformazione strutturale con l’arrivo di Vladimir Petkovic: il ‘dottore’ ha creato una macchina equilibrata, decisa, ordinata e convinta. Rispetto al passato, quando spesso Reja schierava due punte, è il solo Klose a fare reparto, mentre Hernanes agisce più da centrocampista che da rifinitore. Il motivo va ricercato nei tagli che a turno operano dalle corsie Candreva e Mauri, sempre vispi e pungenti: in questo modo si crea, oltre al maggior spazio per il terzino di turno, anche una alternanza tra gli inserimenti dei due interni, Gonzalez e appunto il brasiliano. Il numero 8 sembra quindi aver trovato la sua dimensione, in quanto anche a livello di forze può gestirsi meglio ed essere più costante. Da notare, inoltre, che in fase di impostazione il playmaker Ledesma si abbassa molto a livello quasi della linea difensiva, permettendo l’apertura di quest’ultima e un accorciamento delle distanze tra i reparti.

LE CHIAVI TATTICHE DI STRAMA – Confermata la difesa a tre, il tecnico romano pare propenso a schierare una formazione tatticamente speculare a quella degli avversari: una mossa che in passato ha sempre portato al successo, in quanto indirizza il match sui binari dell’uno contro uno e del duello personale, situazioni in cui l’Inter non è da meno a nessuno. Ecco perché a Palacio potrebbe essere preferito Guarin, in grado di spezzare i ritmi facendo sia da interditore che da uomo d’attacco; ecco perché Cambiasso e Gargano saranno impegnatissimi a fare da schermo puro e a raddoppiare sugli inserimenti dalle ali di Mauri e Candreva; ecco perché Samuel sembra incaricato di non mollare mai Klose, lasciando ai due colleghi di reparto il compito di vigilare sugli interni di centrocampo laziali. Ma se difensivamente vedremo una squadra coriacea e pronta a non lasciare un centimetro di spazio agli avversari, si spera che tutto questo non influenzi troppo la fase offensiva, affidata principalmente a Cassano e a Milito: in quest’ottica potrebbe essere fondamentale l’ingresso a gara in corso di Palacio e di Coutinho, a patto che questi ultimi non sperino solo di sfondare con dei contropiedi lanciati dalle retrovie (come col Napoli), ma che cerchino anche di manovrare palla al piede. Lazio-Inter sarà un incontro pieno di spunti: appuntamento all’Olimpico di Roma sabato 15 dicembre alle 20.45!

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