La nomina di Diana Bianchedi come nuova capodelegazione dell’Italia di Mancini ha generato tensioni nel calcio italiano. Giovanni Malagò ha chiamato il suo braccio destro per i Giochi di Milano Cortina, olimpionica della scherma e vicepresidente vicaria del Coni, innescando una frattura legata al possibile conflitto di interessi.

Secondo Repubblica, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha saputo della nomina solo sabato sera, tramite una telefonata di Malagò, poco prima di leggerne l’anticipazione in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Bianchedi ha comunicato la novità direttamente a Buonfiglio soltanto domenica mattina, creando un problema di tempi e forma che ha incrinato il rapporto fiduciario.

Anche le componenti del calcio non hanno gradito la mossa. La Lega Serie A ha espresso stupore, mentre diversi club, tra cui Inter e Juventus, non hanno apprezzato né la scelta in sé — Bianchedi vanta un altissimo profilo ma non ha esperienza nel calcio — né il modus operandi di Malagò.

Malagò, da parte sua, resta sereno e procede per la sua strada. La Figc ha replicato con una nota all’Ansa, precisando che non esiste né norma statale né statutaria che preveda un’incompatibilità tra il ruolo di membro di giunta del Coni e un incarico federale, e che l’eventuale conflitto d’interessi si risolverebbe con l’astensione in giunta nelle delibere sul calcio, come già avviene per i presidenti di altre federazioni quando necessario.

La chiosa della Figc, che definisce l’incarico come «di mera rappresentanza», contrasta con quanto raccontato da Malagò, che aveva parlato di una «rivoluzione culturale del pallone». La vicenda arriva dopo il caso Pirlo, seguito dalle dimissioni di Maldini e Leonardo, alimentando ulteriori frizioni tra Figc e Coni.