Accadde Oggi – 12 novembre 1922, Torino-Inter 6-0: la débacle tennistica dei nerazzurri di Bob Spotishwood

Accadde Oggi – 12 novembre 1922, Torino-Inter 6-0: la débacle tennistica dei nerazzurri di Bob Spotishwood

Quell’anno i nerazzurri si salvarono dalla retrocessione per tre punti

di Lorenzo Della Savia, @loredstweet

D’accordo che erano altri tempi (negli anni Venti e dintorni, spesso e volentieri, le partite di calcio finivano anche con più di 10 gol da una parte o dall’altra), d’accordo su tutto: resta che il 6-0 rimediato dall’Inter il 12 novembre 1922 contro il Torino (a Torino) è e rimane una delle débacle più rimarchevoli maturate dai nerazzurri nella loro storia. Per i modi, i tempi, le tempistiche, un po’ tutto quello che volete. Ecco, le tempistiche anzitutto: perché la forza dell’uragano Torino – giunto secondo nel Girone A della Lega Nord dell’annata 1922-1923, da non confondere con l’omonimo partito politico nato a fine secolo – si abbatte sui nerazzurri sostanzialmente nel giro di una ventina di minuti. E a farne le spese è un’Inter oggettivamente scarsa, che quell’anno si salverà per appena tre punti dalla retrocessione e che solo la stagione successiva troverà le condizioni per giungere a un buon terzo posto nel proprio girone.

Ma non divaghiamo: l’Inter, quel 12 novembre del 1922, arrivava da da due vittorie (4-0 sul Petrarca e 0-2 sul Verona) accompagnate da un pareggio (1-1 col Casale) e da un’unica sconfitta, peraltro di misura, contro una Pro Vercelli che si rivelerà la vincente del girone. Era partita, insomma, anche bene, ed è facile immaginarsi di come la squadra allenata da Bob Spotishwood – primo allenatore straniero del club – arrivasse a fronteggiare i propri avversari a Torino con l’interesse, prim’ancora che di fare risultato, di capire a che punto fosse: se avesse potuto – in altre parole – coltivare qualche ambizione in quel campionato o meno, se fosse più o meno ai livelli di una squadra candidata comunque sia a fare cose importanti.

E invece, come detto, bastarono venti minuti ad evidenziare con l’indelebile la sproporzione tra le due formazioni mandate in campo. Al sesto e all’undicesimo minuto, infatti, Giuseppe Calvi, attaccante del Torino, aveva già segnato due gol, cui seguirono le marcature di Antonio Janni (16esimo minuto), Heinrich Bachmann (20esimo) e Giuseppe Aliberti (22esimo). Ventun minuti completati e il parziale era già di 5-0. Le cronache dell’epoca si sforzarono di trovare note di ottimismo per la formazione interista (“Dopo ben 5 gol in 16 minuti la difesa nerazzurra riesce a sistemarsi e a non correre alcun pericolo fino alla fine del primo tempo”, e fu clemente, il cronista, a non scrivere che fu semmai il Torino a frenare il proprio potenziale), ma nel secondo tempo la sconfitta assunse definitivamente le velature di una disfatta: perché il 5-0, tutto sommato, lo sopporti, non è la fine del mondo. Il sei a zero è diverso, perché a quel punto partono i paralleli col tennis, ergo con un altro sport, ergo – di qui – le battute che chi incassi la sconfitta tennistica dovrebbe trasferirsi ad altra disciplina: e 6-0 fu, con la rete di Dario Martin (68esimo minuto) che mise il sigillo finale ad una gara da cui l’Inter uscì sottosopra e fortissimamente ridimensionata. Game, set, match, 6-0 netto: non sarebbe stato l’ultimo.


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