EDITORIALE – Date un coro a questo Icardi

EDITORIALE – Date un coro a questo Icardi

Il 3-2 del derby consacra un’Inter che ora vede la vetta. Ma consacra ancor di più Icardi, un capitano in cerca di una curva che canti il suo nome.

di Aldo Macchi

Un derby che contiene molte storie al suo interno. Un derby che aveva il sapore di nerazzurro fin da subito. Uno stadio pieno, un umore che, senza dirlo troppo ad alta voce, inizia ad essere quello da grande squadra. Una sfida che vuol dire tanto, per la storia del derby e per la storia del campionato. <Fai gol, Fallo per la Nord> celebra l’emozionante coreografia dei tifosi nerazzurri. In campo, prima dell’inizio, le leggende, il riconoscimento a Cambiasso, la tribuna con il Cuchu, Diego Milito, Javier Zanetti e i ricordi che si susseguono. Milito, il principe, l’ultimo ad aver segnato una tripletta ai nerazzurri. Loro, gli ultimi a cui la Nord ha dedicato dei cori che andassero oltre i semplici colori della maglia.

SILENZIO POST TRIPLETE – Dopo il triplete, con gli addii ai limiti della salvaguardia del ricordo, le risoluzioni contrattuali, Lucio alla Juventus, Maicon ceduto con l’etichetta di alcolista, Sneijder e le accuse di mobbing. Altre storie, già raccontate. Qui ci si trova di fronte ad un altro capitolo ancora tutto da scrivere. Perché dopo il derby di ieri sera, non ci sono proprio più scuse: questa squadra, ogni suo giocatore, ha bisogno della sua curva e ora la curva deve rispondere e cantare. Non solo all’Inter, ma agli undici più tre che scendono in campo, e soprattutto al Nostro capitano: Mauro Icardi.

FILM IN TRE ATTI – Uno spettacolo teatrale, degno di un’arena come San Siro. Un film pieno di effetti speciali, degno della tecnologia moderna. Uno spettacolo da mandare e rimandare in Cina e nell’oriente, nella speranza che non ci siano altri appassionati di Nicola Ventola

e che sia ben chiaro dove giocassero gli olandesi. Un derby così bello, appassionato, ricco di spunti, concretezza e colpi di scena non si registrava da tempo. Forse da quel colpo di testa di Adriano, al 91, per un altro pazzo 3-2 ormai dodici anni fa. E non è un caso che quello sia uno dei gol più ricordati degli ultimi 30 anni di derby. Per questo possiamo parlare di derby in tre atti: tre come i gol dell’Inter, tre come le chiavi di lettura. Perché quella coreografia è stata profetica, perché il numero nove nerazzurro ha voluto mettere la sua impronta, maiuscola, su una gara che potrebbe essere la svolta di una stagione. Icardi segna il primo gol da vero rapinatore d’area. Ed è il primo atto. Poi c’è il subbuglio, come in ogni opera classica: quella dove solo l’eroe può ricondurre la narrazione a un livello di equilibrio. Un Milan arrembante, un pareggio annullato per fuorigioco, poi il gol effettivo. Maurito reagisce, la riagguanta, ma poi il fato porta il pallone a rimbalzare sul palo su Handanovic e finire giusto quel tanto che basta per dire che è di nuovo parità. Il fato, quello che porta Rodriguez a commettere fallo da rigore. Sotto la curva nerazzurra. Fai gol, fallo per la Nord. L’eroe all’atto finale. Il risultato è già scritto, è catarsi, è 3-2, è la maglia nerazzurra ben tenuta tra le dita e messa in mostra. C’è il nome di Mauro Icardi. È il gesto finale, è la metafisica del calcio. È un’altra tripletta, un altro argentino, dopo Milito che osserva compiaciuto sugli spalti. Quel gol va oltre la partita, va oltre il derby, va oltre la classifica. È il colpo di classe extra calcistica.

SVENTOLALA MAURO SVENTOLALA – Il Capitano mostra la sua maglia ai suoi tifosi. Quegli stessi tifosi che, contro il Sassuolo, gliel’avevano rispedita indietro. Quella stessa maglietta i cui colori sono osannati. Quella maglietta per la quale Icardi ha fatto tre gol pesantissimi portando una vittoria che spedisce il Milan a -10 e permette di vedere la vetta a una vittoria di distanza. Sventola Mauro, sventola quella maglietta. Fai vedere il tuo nome, non come un affronto, ma come il finale perfetto. E tu Curva Nord, canta. Hai chiesto un gol, un gol per la Nord. Ne hai avuti tre, hai avuto un capitano che si è messo a nudo: non ha cercato la gloria personale, ha messo la maglia davanti a sé, ha mostrato quella. E ora canta: canta a Icardi, canta al tuo capitano. Ci sono nuovi campioni da immortalare. Perché non sono le bombe a mano di Adriano, ma il “serpentesco” Icardi con i suoi colpi del cobra. A questa Inter serve solo questo. E in attesa di quel coro, godiamoci questo momento con la convinzione che quest’anno si respira davvero un’altra aria.

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