Atmosfera di leggerezza misurata attorno a Cristian Chivu durante la spedizione di Perth. Il tecnico nerazzurro è consapevole che sul mercato manchi ancora un esterno, ma secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport la sua analisi resta pacata e lineare, senza alcuna intenzione di mettere pressione alla società.

Marotta e Ausilio conoscono e condividono le criticità interne, così come l’importanza di chiudere le operazioni giuste al momento opportuno. Ne è testimonianza l’acquisto di John Stones, un difensore di 32 anni che rappresenta una deroga ai parametri tradizionali imposti dalla proprietà. Non esiste alcuna divergenza di vedute tra l’allenatore e la dirigenza, che hanno intrapreso un percorso a lungo termine un anno fa e hanno già vinto insieme scudetto e Coppa Italia. La voglia comune di dominare non è diminuita.

L’Inter non ha fretta: la rosa è competitiva e il club vuole evitare mosse avventate in un mercato reso particolare dai ritardi legati al Mondiale. I dirigenti intendono non cadere nella trappola dei prezzi gonfiati dall’ansia di sistemare tutto rapidamente. Ricordano spesso di aver realizzato a condizioni molto favorevoli l’acquisto di Manuel Akanji, arrivato all’ultimo giorno della campagna trasferimenti 2025. Un caso forse fortunato, forse no.

Quest’estate è stata più complessa: la scelta di Dumfries di svincolarsi per 20 milioni ha obbligato il club a investire una somma importante sul sostituto. L’Inter aveva individuato Palestra, poi Khalaili, senza riuscire ad arrivare a nessuno dei due per ragioni completamente diverse. La società ritiene giustificabile un periodo di assestamento che consenta di correggere la rotta. Un principio sposato in primis da Chivu, che dopo l’amichevole di Hong Kong contro il Manchester City rimarcava l’importanza di «avere pazienza e scegliere bene».