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ESCLUSIVA – Zé Elias, la ricetta Scudetto: “Grande Inter, ma ora bisogna battere le piccole. Lukaku è una bestia”

L'ex centrocampista, che vinse la Coppa Uefa a Milano nel '98, ai microfoni di Passione Inter: "Romelu è fortissimo, ma niente paragoni con Ronaldo: il Fenomeno era avanti anni luce"

Daniele Najjar

"Archiviata l'euforia per la vittoria nel derby, con conseguente allungo in classifica, l'Inter di Antonio Conte si rituffa nella corsa Scudetto, ripartendo dalla sfida contro il Genoa, in programma domenica alle 15:00.

Lukaku e compagni oggi sono certamente più consapevoli della propria forza e con il morale a mille, ma dovranno essere bravi a non fare passi falsi neanche contro squadre di minor lignaggio, per mantenere il passo e non dilapidare il vantaggio guadagnato.

La redazione di Passione Inter, per parlare dell'attualità nerazzurra, ha contattato in esclusiva l'ex centrocampista José "Zé" Elias, ex centrocampista brasiliano che a Milano ha vinto la Coppa Uefa nella stagione 1997/98, oggi opinionista per ESPN Brasil.

José, innanzitutto come stai, ti diverti nel tuo ruolo di opinionista?

""Va tutto bene, sono già 12 anni ormai che lavoro fra TV e radio. Mi trovo benissimo in questo ruolo sì, mi diverto molto".

Immagino che tu segua ancora da vicino il calcio italiano. Cosa ne pensi della vittoria dell'Inter nel derby?

"Come tifoso ed anche come commentatore di calcio devo guardare i principali campionati del mondo. E quello italiano per me è uno dei più grandi. Nel derby è stato decisivo per l'Inter segnare subito, poi diventa difficile per l'avversario. Poi in un derby... a livello di strategia, di concentrazione, cambia tutto. Si sono aperti molti spazi con la reazione del Milan. L'Inter ha trovato il giusto equilibrio come squadra ed una grande intensità".

L'Inter vincerà lo Scudetto?

"Ci sono ancora tante partite. Se però l'Inter darà continuità al gioco, all'intensità ed alla concentrazione viste nelle ultime partite, allora potrà vincere. Dovrà stare attenta a non perdere punti con le piccole. Lo Scudetto passerà da quelle sfide lì".

La coppia Lukaku-Lautaro Martinez è entrata nel cuore dei tifosi come non si vedeva da anni.

"I tifosi capiscono quando oltre alla qualità c'è anche il cuore e l'attaccamento per la maglia. Quei due si identificano molto con l'ambiente. Ci mettono il cuore, una qualità in più. Lautaro è tecnico, giovane. Lukaku è una bestia. Uno lavora per l'altro. Romelu crea gli spazi per il Toro, che invece con le sue giocate permette al compagno di fare il suo gioco. Si completano".

Handanovic ha subito tante critiche, ma domenica ha tenuto a galla l'Inter.

"Lui è un bravo portiere. Ha una certa continuità. Non penso l'Inter debba cambiare portiere. Quando una squadra non vince le critiche se le prendono sempre i giocatori più importanti. A me piace".

A proposito di portieri: sempre di più nel calcio di oggi si vedono le squadre far partire l'azione da dietro. 

"Non mi piace questa evoluzione. Mi sembra che oggi molti siano quasi obbligati a dare la palla al portiere ad ogni costo. Ma non tutti i portieri sanno giocare con la palla al piede. E' pericoloso, perché quando arriva il pressing, non tutti sanno come uscirne. Poi certo, avere i difensori che sanno uscire palla al piede è meglio".

Lukaku sta polverizzando molti record, come quello dello straniero più veloce ad arrivare ai 50 gol in maglia nerazzurra, nel quale ha superato Ronaldo. Qualcuno dice però che oggi sia più facile segnare...

"Non penso sia più facile. Romelu sa approfittare delle sue caratteristiche e della sua forza. Detto questo, non paragoniamo Lukaku al Fenomeno. Sono separati da tanti anni luce. Lukaku è un grande giocatore. Ronaldo era di un altro pianeta".

Il tuo ricordo più bello a Milano?

"Il ricordo più bello è sicuramente la finale di Parigi contro la Lazio, in Uefa. Ero giovane in quella stagione, partivo dalla tribuna. Poi sono arrivato in panchina ed infine ho terminato la stagione da titolare. Una cosa bellissima, che rimarrà per sempre nel mio cuore".

Nei tuoi anni era impensabile che ogni frase detta in campo finisse sotto i riflettori, come accade oggi con gli stadi vuoti ed i microfoni ovunque. Che ne pensi?

"Ora si sente tutto. Penso che le discussioni, le parolacce, siano normali, si esagera con le polemiche. Nel gioco c'è la tensione, la voglia di vincere, l'agonismo: sono situazioni normali secondo me. Anche in un ufficio possono esserci momenti di tensione, così come nel calcio. Dove magari è più difficile controllarsi".