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Cruz: “Scelsi l’Inter per Cuper. Adriano? Ostacolato da problemi personali. Spero Conte vinca lo scudetto”

Julio Cruz, Getty Images

'El Jardinero' ha rivissuto le tappe più importanti della sua carriera da calciatore

Antonio Siragusano

CRUZ OGGI

Julio Cruz, Getty Images
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"Lunghissima intervista di Julio Ricardo Cruz rilasciata questo pomeriggio sulle pagine de Il Posticipo. L'ex centravanti argentino, che per diverse stagioni ha difeso i colori dell'Inter, ha ripercorso buona parte della sua carriera, dai primi passi mossi in Argentina fino alla consacrazione in Europa e soprattutto a Milano in maglia nerazzurra. Queste le parole dell'ex attaccante che inizia dal presente, raccontando la sua vita dopo aver lasciato il calcio.

"Julio, lei ha smesso di giocare da una decina di anni: cosa ha fatto dopo il ritiro?

"Ho lasciato l’Italia e sono tornato in Argentina. Mi sono goduto un po’ la vita. Al primo anno sono stato benissimo con la mia famiglia e i miei bambini. Al secondo ho fatto un po’ di politica: ho lavorato con l’ex presidente Mauricio Macri. Sono stato con loro quattro anni. Poi mi sono allontanato perché la politica non fa per me. Ho scelto di fare beneficenza. Da tre-quattro anni faccio il papà. Seguo mio figlio Juan Manuel: gioca nel Banfield, un anno prima della pandemia è diventato professionista. Sto aiutando lui ed altri ragazzi, voglio che facciano una bella carriera".

"Lei ha una fazenda che si chiama 'La Lorenita' come sua moglie: di che cosa si occupa?

"Me ne sono occupato dopo aver smesso. Pensavo alle mucche. Era una bella cosa. Però se sei stato nel calcio per tanti anni, la cosa migliore è fare quello che hai sempre voluto. La fazenda rappresenta un momento della mia vita: ce l’ho ancora, ma non ci faccio caso. Poi io non sono fatto per la campagna".

"Com’è nata la sua passione per il calcio da bambino?

"Mio padre giocava nel Santiago del Estero, la stessa squadra in cui sono cresciuto io. Si trova in una delle province più antiche dell’Argentina, a mille e cento chilometri da Buenos Aires. Poi sono andato al Temperley, una squadra vicino Banfield. Mio padre non mi ha mai chiesto di fare il professionista. Lui ha giocato un paio di partite nell’Estudiantes di Santiago del Estero, ma un problema alla vista lo ha costretto a smettere di giocare".

"Com’è nato il soprannome 'El Jardinero'?

"È nato quando ero negli Allievi del Banfield: un giorno mi ero messo a giocare col tagliaerba e qualche giornalista mi aveva visto. Alla mia prima partita ho fatto un gol molto pesante con cui abbiamo vinto 2-1 alla Bombonera contro il Boca. Tutti i giornalisti si chiedevano chi fossi. Volevano intervistarmi, ma non mi andava. Al lunedì qualche giornalista che mi aveva visto giocare mi ha chiamato “Il Giardiniere”, ma io non tagliavo davvero l’erba dello stadio del Banfield. La storia del mio soprannome è nata così".

"Nel ’96 lei ha perso col River la Coppa Intercontinentale contro la Juve: cosa ricorda?

"Ero molto giovane, avevo 20-21 anni. Era una partita molto sentita da parte nostra. La Juve dell’epoca era una squadra forte, aveva vinto la Champions e aveva grandissimi giocatori. C’è rammarico perché ci tenevamo tanto a quella partita. Mi dispiace. Avevamo voglia di portare la Coppa a Buenos Aires".

"Nel ’97 lei è passato in Olanda: com’è nato il trasferimento al Feyenoord?

"Tutti i giocatori che arrivano in Europa fanno fatica ad inserirsi subito. Gli allenamenti sono differenti rispetto al Sud America. Per me non è stato difficile adattarmi al calcio olandese. Ho fatto fatica con la lingua. Mi ha aiutato l’allenatore Leo Beenhakker: parlava spagnolo, francese, portoghese, inglese e tedesco. Per me è stato molto importante capire quello che voleva da me. Al secondo anno abbiamo vinto lo scudetto. Avevo scelto il Feyenoord per questo: il club non vinceva il campionato da 10-15 anni. Per me è stata una doppia gioia: ho imparato dagli olandesi e ho vinto Eredivisie e Supercoppa olandese".

L'APPRODO IN ITALIA

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"Lei seguiva il calcio italiano da ragazzo in Argentina?

"Sì, l’ho sempre seguito perché c’era Maradona. Alla fine degli Anni ’80 in Argentina tutti guardavamo con passione il Napoli di Diego".

"Perché ha scelto il Bologna nel 2000?

"Dopo il Feyenoord potevo andare in Inghilterra, ma volevo il calcio italiano così ho accettato l’offerta del Bologna. Sono stati importanti Oreste Cinquini e Francesco Gazzoni. Il presidente Giuseppe mi voleva e mi ha sostenuto all’inizio quando facevo fatica. Mi voleva bene. I tifosi hanno avuto pazienza con me. Ho avuto qualche difficoltà nei primi mesi, ma quando Guidolin mi ha spiegato come muovermi ho iniziato a fare bene. In quel Bologna poi c’erano grandi giocatori come Beppe Signori e Tomas Locatelli".

"Se le dico ‘Inter’ che cosa le viene in mente?

"Quando ho saputo che l’Inter mi voleva, tutti mi dicevano di cercare un’altra squadra. Al Bologna avevo fatto bene e mi volevano tante squadre. Ho scelto l’Inter perché c’era Cuper. Il 5 maggio 2002 avevo visto Lazio-Inter: i nerazzurri avevano perso uno scudetto all’ultima giornata in maniera molto strana, non ci volevo credere. Volevo andare all’Inter per fare qualcosa di buono. Sentivo che vincere lì sarebbe stato speciale. Purtroppo dopo il mio arrivo Cuper è andato via, ma sapevo di essere nella squadra giusta. All’Inter mancava un po’ di fortuna. C’erano buoni giocatori che non vincevano niente da tanti anni".

"Lei ha indossato la maglia numero 9 dell’Inter: era pesante?

"Non ci ho mai pensato perché un giocatore sa cosa vuole e cosa può dare. Volevo giocare e ho cercato di sfruttare al massimo lo spazio che mi è stato dato. Ho provato a fare bene ogni volta che ho giocato".

"C’erano tanti argentini all’Inter: si è sentito di nuovo a casa?

"Sì, è vero. Però quando sono arrivato all’Inter parlavo già italiano e mi sono inserito subito. Ricordo con piacere Francesco Toldo: era una persona fantastica, abbiamo ancora un bel rapporto. Poi c’erano Figo e Mihajlovic. Era una bellissima squadra. Mancini ha fatto di tutto per cercare di vincere con l’Inter".

"Nel 2006 lei ha disputato il Mondiale con Messi e all’Inter è arrivato Ibra: con chi è più facile giocare?

"Messi era giovane, doveva ancora esplodere. Al Mondiale coi piedi faceva già ciò che voleva, nessuno riusciva a portargli via il pallone. Poi è diventato un fenomeno. Ibra invece era un giocatore affermato nel mondo del calcio. Io e Zlatan abbiamo fatto benissimo perché avevamo lo stesso fisico e occupavamo lo stesso posto in campo. Un anno abbiamo segnato tanti gol. Però ricordo anche quando giocavo con Recoba o Crespo, Adriano o Martins. Se sei in una grande squadra come l’Inter devi fare bene con tutti".

"Adriano ha fatto meno di quello che ci si aspettava da lui: le dispiace?

"Sì, perché era un ragazzo in gamba e sarebbe potuto diventare un grandissimo. In quegli anni Adri ha avuto problemi personali. Mi dispiace perché avrebbe potuto fare ancora di più con l’Inter".

"Ricorda Calciopoli nel 2006?

"È stata una pagina scura del calcio italiano. Tanti pensavano che c’era qualcosa che non andava, ma nessuno ne aveva la certezza finché non è uscito tutto quello che è uscito. Ho cercato di spiegare sempre che gli italiani non erano quelli che avevano fatto Calciopoli. Chi ha sbagliato ha pagato: giusto così".

L'ADDIO DALL'INTER

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"Che cosa le ha insegnato Mourinho?

"Come allenatore ho avuto anche Bielsa in Nazionale. Mi ha insegnato tantissime cose. Bielsa è stato un grandissimo, tanti giocatori lo amano, anche se non ha vinto tutto quello che avrebbe dovuto vincere. Ho avuto Mourinho per un anno. Non ho imparato tanto da José perché avevo già una certa età. Avevamo vinto tutto prima di lui tranne la Champions. Mourinho ce l’ha fatta, ha riportato a casa il trofeo che i tifosi desideravano. Se lo aspettava anche Moratti: lui ha creduto sempre nei suoi giocatori e ha speso tanto. L’ex presidente ha fatto tutto questo per quindici anni. L’Inter ha fatto di tutto con Moratti".

"Quale è stata la sua giornata più bella con l’Inter?

"Ce ne sono due. Una quando abbiamo vinto in casa della Juve 3-1, io ho fatto doppietta. È stata una gara  che tutti sognavano da tempo, l’Inter non vinceva a Torino da undici anni. Quel giorno ho provato una gioia pazzesca. Io, Almeyda e Kily Gonzalez siamo tornati a Milano in macchina: un nostro amico è venuto a prenderci a Torino. Eravamo felici per la vittoria. Poi ricordo quando abbiamo vinto la prima Coppa Italia con Mancini: l’Inter non vinceva da tanti anni, vedere San Siro pieno è stato fantastico".

"La giornata più brutta con l’Inter invece?

"Non me la ricordo. All’Inter ho vissuto solo tante cose belle".

"Lei nel 2009 è passato alla Lazio: fosse rimasto all’Inter avrebbe vinto il Triplete…

"Sono andato via perché mi sembrava di non centrare più niente con l’Inter. Non c’è rammarico. Quello che ho fatto l’ho fatto. Non gioco più a calcio da tanti anni, ma vedo l’affetto e l’amore che i tifosi dell’Inter provano per me. Questa è la cosa più bella".

"Alle Lazio lei ha vinto la Supercoppa italiana 2009 contro l’Inter: uno scherzo del destino?

"È stato strano quello che è successo. Una settimana prima della finale ero all’Inter, poi sono andato a Pechino per unirmi alla Lazio. Quando abbiamo vinto guardavo la maglietta nerazzurra, vedevo quella che avevo addosso e non ci credevo. Sono cose che succedono nel calcio. Per me l’Inter è stata tutto".

"Che cosa ha di speciale l’Inter di Conte e Lukaku?

"Mi fa piacere che dopo tanti anni l’Inter sia di nuovo prima in classifica. Lukaku sta facendo benissimo, lui e Lautaro si trovano benissimo in campo. La squadra segue Conte e mi fa piacere. L’Inter è tornata ad essere quello che è stata quando c’ero io".

"Come vede Conte capopopolo dell’Inter?

"Il suo curriculum parla da solo. Ho giocato contro Antonio: da calciatore era fortissimo. Poi Conte ha fatto bene o benissimo con tutte le squadre che ha allenato. È andato all’Inter, una squadra che non è la sua, ha avuto gli attributi per farlo e sta facendo bene. Adesso spero che vinca lo scudetto".

"Il Milan del suo amico Ibra è troppo indietro? È impossibile la rimonta rossonera?

"Guardando come stanno andando le cose, sembra difficile che il Milan possa recuperare. Però il calcio è il calcio. Basta vedere quello che è successo all’Inter di Cuper all’ultima giornata contro la Lazio".

"Ha un sogno per il futuro?

"Penso a quello che sto vivendo con mio figlio. Non pensavo che sarebbe diventato così grande al Banfield dove ho cominciato io. Mi somiglia molto anche dal punto di vista fisico. Vederlo capocannoniere della sua squadra è stata una bella sorpresa. Spero che possa fare quello che ho fatto io nel mondo del calcio. Sto parlando con alcune squadre per portarlo in Europa: in Inghilterra o in Italia, meglio ancora".

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