Marco Delvecchio ripercorre la sua carriera in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera, partendo dagli esordi giovanili. A undici anni sostenne un provino con il Milan, selezionato da Italo Galbiati, ma il padre decise di non mandarlo ritenendolo troppo giovane. “Tenni il broncio per un mese, ma aveva ragione lui. ‘Se sei davvero bravo capiterà un’altra occasione’ sentenziò”, racconta l’ex attaccante.
A quindici anni arrivò la chiamata dell’Inter. Giocava nella squadra Sempione Nord di Quarto Oggiaro quando i nerazzurri lo notarono, e Interello divenne la sua casa. “Non mi sembrava vero allenarmi vicino alla prima squadra”, ricorda Delvecchio, che all’epoca studiava ragioneria a Rho e affrontava lunghi spostamenti quotidiani per raggiungere Appiano Gentile. Partiva alle 13.30, attraversava Milano in metropolitana e pullman, tornava alle 19.30 ad Arese esausto, studiando la mattina presto prima di ricominciare il giro.
Nel 1991 entrò in prima squadra, con Zenga vicino di armadietto. “Quello spogliatoio era pazzesco: Matthaeus, Brehme, Bergomi, Riccardo Ferri… Carisma e personalità da vendere, all’inizio ero intimorito”, spiega. Quando tornò nella stagione 1994-95, Moratti gli predisse che sarebbe diventato la bandiera dell’Inter, ma mentre era in ritiro con l’Under 21 gli comunicarono lo scambio con Branca e il passaggio alla Roma. “Alla fine è andata bene a tutti e due”, commenta.
Tra i ricordi, spicca quello di Nicola Berti, suo compagno di stanza ad Appiano per due anni. “Divertentissimo. A volte si svegliava alle 3, anche prima di una partita, e voleva giocare a poker, fumava pure il sigaro, a quell’ora della notte riceveva telefonate da personaggi impensabili. Una volta continuava a salutare ‘ciao Giorgio, ciao Giorgio’: era Giorgio Armani”.
Sull’Inter attuale, Delvecchio esprime un giudizio netto: “È la squadra più forte degli ultimi cinque anni, ma ha vinto poco a livello di scudetti. Dumfries sarà una mancanza pesante, Stones è un buon giocatore, se prende anche Romero sistema la difesa, ma la squadra va un po’ ringiovanita”.