Eder: “Tanti sacrifici per arrivare all’Inter. Il mio idolo? Da bambino mi piaceva Ronaldo”

Le parole del centravanti interista nel corso della rubrica Drive Inter

di Antonio Siragusano

Citadin Martins Eder, attaccante nerazzurro, è stato ospite della rubrica di Inter TV, denominata Drive Inter. Il centravanti della nazionale italiana, si è lasciato andare in una lunga chiacchierata, raccontando come i sacrifici fatti nel corso della sua carriera lo abbiano portato a coronare il sogno di arrivare all’Inter.

LE ORIGINI – “Ho iniziato a giocare nel Futsal all’età di 5 anni e anche da piccolo volevo sempre stare con il pallone. Mio zio faceva l’allenatore di calcio a 5 e mi ha convinto. Non volevo neanche giocare a 11 perché fino a 12/13 anni praticavo solo quello a 5, anche per toccare di piu’ la palla. Un allenatore, però, mi convinse e diventai subito capocannoniere. La squadra della mia città mi ha voluto e da lì è partita la mia carriera. Tutto molto in fretta perché a 17 anni sono stato subito venduto. Ho scelto Empoli perchè sapevo che mi avrebbero dato più opportunità. La società mi ha fatto crescere, storicamente ha fatto emergere tanti talenti. Ho vissuto lì 4 anni in cui ho imparato molto, mi hanno dato più volte in prestito per non vendermi subito. Mi sono trovato subito bene con la cultura italiana, in alcune cose è come quella brasiliana, si mangia e si vive bene, ma la nostalgia della famiglia si sente, senza genitori questo è normale”.

SOCIAL“Sono un mezzo per rapportarsi con i tifosi, tutti possono esprimere il loro pensiero, qualcuno esprime pareri negativi su di me, ma non posso fare tutti felici. Non la prendo male, anzi, questo contatto continuo mi fa piacere. Sono contento di come è iniziato il mio 2018, non ho giocato nella prima parte di stagione, ma mi sono sempre allenato bene per farmi trovare pronto. La forza me la dà la mia esperienza pregressa e a volte i giovani non sfruttano le opportunità che gli capitano. Ho fatto sacrifici per venire qui e sono arrivato all’Inter, non posso lamentarmi anche se si passano dei momenti difficili. Se ti alleni bene innanzitutto fai bene il tuo lavoro, anche se non giochi. Certo, non sono contento di non giocare, questo è normale, ma non mi sono mai depresso. Se ti alleni sempre prima o poi i risultati arrivano”.

BENEFICENZA – “In Brasile mi chiedono delle maglie per aste benefiche e lo faccio sempre volentieri. Quando so di aver aiutato dei bambini sono sempre felice. Il nome Eder deriva da un ex calciatore brasiliano del Vasco da Gama. Mio padre era tifoso del Vasco e di Eder,  per questo mi ha messo il suo nome. Sono cresciuto nel mondo del calcio e sono felice di essere riuscito a diventare un calciatore facendo felice mio padre. I miei calciatori di riferimento? Messi, Cristiano Ronaldo, Neymar sono di un’altra categoria, hanno numeri impressionanti. Tutti pensano che sia facile arrivare a quei livelli ma non è semplice fare 70 partite all’anno sempre al top. Da bambino mi piaceva Ronaldo, il Fenomeno, penso fosse l’idolo di tutti quelli della mia età. Anche Ronaldinho mi piaceva tanto. Quando ero all’Empoli e l’ho affrontato da avversario, lo guardavo dalla panchina, lui giocava nel Milan, era un sogno averlo così vicino”.

NAZIONALE ITALIANA – “La scelta della Nazionale italiana? Ho vissuto 15 anni in Brasile e 15 in Italia. Sia calcisticamente che  dal punto di vista della cultura, mi sento italiano. I miei nonni erano italiani e a volte il destino ti fa questi regali. Una chiamata di una nazionale così importante non si può rifiutare. Si diceva che forse Dunga mi potesse chiamare? Non ho mai avuto dubbi perché mi sento italiano, infatti quando smetterò penso che vivrò in Italia. Mio figlio è cresciuto a Genova, mi sento pienamente italiano”.

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