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Inter, c’è ancora rabbia per il caso Hakimi. La Gazzetta tuona: “Che non si ripeta più”

Achraf Hakimi, Getty Images

L'esterno marocchino è stato costretto a rinunciare alla gara di Champions League per un tampone debolmente positivo

Antonio Siragusano

"Rimane avvolto nel mistero più assoluto il caso legato alla positività di Achraf Hakimi. Dopo lo sfogo dell'amministratore delegato dell'Inter Beppe Marotta nel pre partita di Genova in cui ha rimproverato la Uefa per la gestione della vicenda, serviranno chiaramente dei provvedimenti per aggiustare il protocollo. L'esterno marocchino, dopo essere risultato debolmente positivo al tampone effettuato dall'Uefa 24 ore prima della gara, nei due successivi tamponi è tornato curiosamente negativo, segno di come in realtà si trattasse di un falso positivo. L'Inter, infatti, ha condannato le tempistiche fin troppo ristrette, visto che la comunicazione è arrivata al club pochissime ore prima del match contro il Borussia M'Gladbach.

"Così La Gazzetta Sportiva ha commentato sulle proprie pagine l'episodio: "Prima debolmente positivo e fuori dal debutto di Champions mercoledì con il Gladbach, poi due volte negativo nel giro di 24 ore e in campo a Genova ieri. Il caso di Achraf Hakimi (seguito da quello simile del romanista Gianluca Mancini) ha fatto infuriare la dirigenza dell’Inter con la Uefa e deve servire a esempio per tutto il sistema calcio. Da qui in avanti, considerando anche l’aumento continuo dei contagi, c’è bisogno di ancora più certezze nella gestione degli esami fatti ai giocatori. Per evitare che una falsa positività possa incidere pesantemente sul risultato sportivo. Perché più si va avanti più le partite saranno importanti: perciò, pur sapendo che un debolmente positivo può negativizzarsi dopo poche ore, è importante eliminare i difetti di comunicazione sui risultati dei tamponi. Nuovi casi alla Hakimi non possono ripetersi più".