Sette gol subiti, due sconfitte, zero punti. È il bilancio combinato di Inter e Napoli nelle prime due giornate di Champions League, un avvio che La Repubblica analizza con toni critici, individuando nella fragilità difensiva il denominatore comune delle due squadre che hanno vinto gli ultimi scudetti.
Il quotidiano romano individua un paradosso: proprio le due formazioni che incarnano la recente eccellenza del calcio italiano si sono presentate in Europa incapaci di applicare quello che definisce «il mantra distintivo e spesso vincente del calcio italiano: non prenderle». Il risultato è «la certezza amara di dover già rincorrere la qualificazione».
Sul fronte nerazzurro, Chivu ha letto la sconfitta con il Bruges come una questione di concentrazione: «Sono guai se la concentrazione non è al massimo, i cali di tensione con il livello alto della Champions League si pagano a caro prezzo». La Repubblica, però, allarga l’analisi ai numeri di campionato: 8 gol al passivo in 5 giornate, dato che suggerisce come il problema non sia circoscritto all’Europa. «La verità sta probabilmente nel mezzo, tra limiti strutturali ed errori occasionali», scrive il giornale.
A conferma della fase di instabilità, il quotidiano richiama il derby di San Siro tra le due squadre, definito una «roulette impazzita»: cinque gol, tre pali e un finale al 95′, deciso dall’ultima stoccata di Lautaro. «Dalla cintola in giù neppure l’Inter è ancora un modello di affidabilità», si legge nell’articolo.
La diagnosi finale di Repubblica va oltre le singole squadre e tocca un tema più ampio: «C’è un problema globale di identità perduta e non ha pagato copiare i modelli altrui, contro rivali che viaggiano al doppio della velocità perché più giovani e affamati». La chiosa è netta: «Il made in Italy senza difesa è un brand che in Europa non tira più».