Il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta si è raccontato in un’intervista a Giorgia Rossi nel nuovo format Giorgia’s Secret su DAZN. Di seguito tutte le dichiarazioni.

“Il primo scudetto da presidente è un’emozione grandissima chiaramente da interista, ma soprattutto da un ragazzo che è diventato uomo che aveva il sogno nel cassetto di diventare dirigente. Non avrei mai immaginato di diventare presidente, soprattutto dell’Inter, ma direi che è il bello della vita. Sono quei giorni che si realizzano e questo è un sogno realizzato. Dietro ogni coppa c’è tanto sudore, non tanto da parte mia, ma da parte di tutti coloro che hanno dato il minimo e il massimo contributo al raggiungimento di questo obiettivo. Obiettivo sicuramente molto meritato”.

“Io trasformo il successo in una visione un po’ romantica: io dico che i sogni si realizzano, poi bisogna avere la capacità immediatamente di crearne dei nuovi. In ambito europeo vorremmo raggiungere qualcosa l’anno prossimo. I sogni sono anche obiettivi. Nello sport e nel calcio non bisogna essere arroganti che è un difetto ma ambiziosi, alzare l’asticella per traguardi più importanti. Asticella che abbiamo alzato ma la alzeremo ancora di più l’anno prossimo”.

“Sarà un’evoluzione e non rivoluzione perché secondo me la squadra di per sé ha uno zoccolo duro, uno scheletro ben preciso fatto di giocatori che sono qua da alcuni anni. Mi riferisco a Barella, Bastoni, Lautaro, cito tre nomi non a caso che rappresentano anche gli altri. Hanno creato questo zoccolo duro in cui entrano anche gli altri quando arrivano. Oggi è importante trasmettere la cultura della vittoria anche ai nuovi arrivati che forse non hanno esperienze così importanti”.

“Bastoni? Penso che i tifosi possano stare tranquilli. Noi per principio non siamo dei venditori. Se un giocatore va via, è perché anche lui ha espresso la volontà di andare via. Devo dire che Bastoni assolutamente non ha espresso la volontà di andare via. È contento qui con noi, quindi noi non abbiamo la necessità di doverlo cedere. Penso che starà con noi ancora”.

“Il rinnovo di Chivu è un atto formale, non è un aspetto prioritario rispetto al programma che ci attende. Ha un contratto, lo allungheremo perché è giusto allungarlo. Ha dimostrato di essere non solo all’altezza della situazione, ma di essere uno degli allenatori emergenti in ambito nazionale. È giusto che abbia una gratificazione da parte della società, nell’allungamento e anche nella rivisitazione dell’aspetto economico”.

“La Champions per me è un sogno perché ho rispetto degli avversari. Un obiettivo come manager e come colui il quale deve dare obiettivi e input alla squadra. Noi ripartiremo con la stessa volontà di questi anni: vogliamo tornare in finale per la terza volta, spero tanto che i giocatori mi regalino questo trofeo. Nella mia carriera ho fatto 4 finali, perse tutte, quindi spero tanto di poterla alzare prima della pensione”.

“Polemiche? “All’inizio ero risentito, ora lascio scivolare i giudizi lesivi sulla mia immagine. Ho vinto parecchio io negli anni e subentra la cultura dell’invidia purtroppo nel nostro paese. Soprattutto in quel mondo digitale, valanghe di critiche e insulti, ci sono i leoni da testiera“.

“Analogie tra l’esperienza alla Juve e quella all’Inter? La Juve aveva una proprietà e ce l’ha tutt’ora che è la stessa da 100 e rotti anni. All’Inter ci sono stati cambiamenti negli ultimi 20 anni. Sono entrambe grandi società, fanno parte della storia del calcio italiano. Sono molto orgoglioso di essere all’Inter e di esserne presidente, è qualcosa di straordinario“.

“Meglio vincere da favoriti o no? Lo dico quasi polemicamente: tutti quest’anno hanno detto che l’importante è arrivare in Champions… Bisogna avere il coraggio di dire che bisogna vincere, l’Inter deve provare a vincere e arrivare sempre in alto“.

“Dove mi immagino dopo l’Inter? Intanto vivo questo benissimo questo mio ruolo all’Inter e ringrazio Oaktree per la nomina di presidente. Ci stiamo togliendo belle soddisfazioni. Quando sarà chiuso questo capitolo, vorrei rimanere nello sport quasi per un debito di riconoscenza: ho ricevuto molto dagli altri. In un ruolo tecnico, visto che c’è bisogno di esperienza. Lo voglio soprattutto verso i giovani che vanno accompagnati”.

“Su Chivu tanti critici di cui l’Italia è piena hanno detto che saremmo stati fortunati in caso di buon esito. Quando abbiamo deciso di puntare su di lui, lo abbiamo fatto con grandissima consapevolezza e con quel coraggio, quel rischio che fa parte dell’essere dirigente. Assumersi la responsabilità. Ma davanti avevamo un’analisi di una persona con skills positive. Capitano dell’Ajax da giovanissimo, giocatore del Triplete dell’Inter, cultura del lavoro, senso di appartenenza, amore per l’Inter. Ha vinto con le giovanili, al Parma aveva fatto bene. Era il profilo giusto, la società lo ha supportato. Gli mancava l’esperienza, oggi è già molto più bravo. La proprietà si è fidata di noi e ha un rapporto di grande stima verso l’allenatore”.