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Inzaghi scaccia il ricordo di Conte e si guadagna il rinnovo: il confronto tra i due tecnici

Inzaghi (@Getty Images)

Il tecnico ex Lazio sta facendo qualcosa di straordinario

Pietro Magnani

Simone Inzaghi sta tenendo un rendimento straordinario, non solo dal punto di vista dei risultati e della rimonta in campionato, ma anche e soprattutto per il gioco. La sua squadra vince divertendosi e divertendo, mettendo in mostra un calcio bello come, a memoria d'uomo, non si vedeva da parte dei nerazzurri. L'Inter infatti, storicamente vince con la solidità, con la difesa organizzata, con la ripartenza, non certo mandando 8 uomini nell'area avversaria quando si è già sul 3 a 0.

Secondo La Gazzetta dello Sport l'Inter starebbe già meditando il rinnovo fino al 2025. Ma lo merita davvero? Vediamo nel dettaglio cosa sta rendendo veramente speciale, da sogno quasi, questa prima fetta di avventura nerazzurra di Inzaghi.

 Simone Inzaghi (@Getty Images)

Solo qualche settimana fa, dopo il tonfo all'Olimpico contro la Lazio (influenzato per la verità anche da sfortuna e fattori esterni) iniziavano, soprattutto da parte della stampa, a sorgere i primi dubbi sull'Inter. Sembrava, a detta di molti, una squadra troppo leggera, col fiato corto, che sperperava troppi vantaggi. L'ombra di quella solida e vincente di un anno prima. Il motore però ha iniziato a carburare, gli ingranaggi si sono oliati e Inzaghi ha trovato il giusto equilibrio tra bel calcio, attacco a pieno organico e anticipi difensivi. Una volta automatizzate le chiusure preventive, la squadra ha cominciato a volate. Come dimostrano i numeri della squadra del tecnico piacentino rispetto a quelli dell'Inter Scudettata di Conte.

L'Inter di Inzaghi infatti ha raccolto finora 37 punti, uno in più rispetto all'anno scorso. Dalla sua poi ha un finale di 2021, sulla carta, morbido, con Cagliari, Salernitana e Torino. Rispetto a Conte poi l'attuale Inter ha una migliore differenza reti (+24 rispetto a +20) e, soprattutto, una difesa molto migliore: 15 reti incassate rispetto alle 21 di Conte. Una ripresa straordinaria, specie se pensiamo all'avvio difficoltoso della retroguardia, che non concedeva mai o quasi un clean sheet. Un segnale importante, soprattutto a quelli che dicono "In Italia si vince con la difesa, non attaccando". Eccovi serviti: la squadra di Inzaghi ha una gran difesa pur attaccando a pieno organico e tenendo un baricentro decisamente più alto.

Se si passa al campo europeo poi, il paragone è quasi "crudele", nei confronti dell'attuale allenatore del Tottenham però. Inzaghi ha portato infatti l'Inter agli ottavi di finale di Champions dopo 10 anni di astinenza, addirittura con un turno di anticipo. Di questi tempi invece Conte falliva l'obbiettivo europeo minimo per la seconda volta consecutiva, arrivando addirittura ultimo nel girone, cosa mai success prima.

Simone poi ha una gestione molto più tranquilla di tutto l'ambiente. Pur dimostrando parecchia grinta quando in clima partita, Inzaghi è calmo e sicuro, trasmette serenità, non frenesia. Anche nel rapporto con i giornalisti non è guerrafondaio come Conte che, similmente a Mourinho, doveva sempre e comunque avere (o inventare) un nemico. Risponde educatamente, a modo, senza infiammarsi al primo accenno di critica. Ha creato un clima che, per ora, si sta rivelando perfetto per una squadra che ad agosto sembrava in pieno smantellamento e ora invece sta volando sulle ali dell'entusiasmo.

Alla luce di tutto ciò, è evidente come a conti fatti Inzaghi stia facendo un lavoro tanto buono da meritare un riconoscimento. E, sicuramente, dargli fiducia a lungo termine non può che essere l'attestato migliore. Resta però ancora la ferita aperta di Spalletti, rinnovato troppo presto e poi pagato per 3 stagioni nonostante l'esonero. Ma finora Marotta non ha sbagliato un colpo: diamogli ancora il beneficio del dubbio. Inzaghi, a prescindere dai risultati in termini di trofei a fine stagione, ha già vinto la sua prima battaglia: fare meglio di Conte con una squadra bella da vedere e, sulla carta (senza Hakimi, Lukaku ed Eriksen), più debole.

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